Il sito internet dell’archivio storico

del Patriarcato di Venezia

 

L’archivio storico del Patriarcato di Venezia ha presentato il proprio sito, in occasione dell’ultimo Salone dei Beni culturali, tenutosi a Venezia alla fine del novembre 2003.

La realizzazione di questo strumento ha costituito un importante momento di riflessione, in primo luogo interno, sulla storia recente di quest’Istituto, che è stata nuovamente e unitariamente considerata almeno a partire dagli anni ’90, quando in coincidenza con il trasferimento dall’ultimo piano del palazzo patriarcale all’attuale sede di Sant’Apollonia e con la direzione di don Bruno Bertoli, l’Archivio ha attivato rilevanti iniziative di inventariazione e valorizzazione dei fondi documentari e una più ampia e agevole apertura al pubblico, sviluppando nel contempo la fisionomia di archivio diocesano con il deposito – che si sarebbe incrementato nel corso degli anni a seguire - di numerosi fondi di archivi parrocchiali, associazioni e privati, ed impegnandosi in molteplici attività di divulgazione, formazione, aggiornamento e didattica.

Il sito è stato quindi occasione di fare ‘memoria’ di quanto realizzato e di sedimentalo in modo organico, con la consapevolezza che – proprio tramite tale strumento – sarebbe stato messo a disposizione di un pubblico molto più ampio di quello cui solitamente l’Istituto si rapporta, quello - come viene definito dal Progetto Minerva - degli ‘utenti remoti’ .

Durante la fase di progettazione si è cercato di guardare alle esperienze nel web di altri istituti archivistici e di recepire le indicazioni che provenivano dal Progetto Minerva, allora non ancora nella versione definitiva, pur non essendo l’Archivio patriarcale un Soggetto Culturale Pubblico e quindi uno degli enti per cui tali indicazioni erano state pensate, condizione questa che permetteva, del resto, di avvertirle come meno vincolanti.

Il manuale Minerva per la qualità delle applicazioni web culturale presenta una serie di obiettivi cui rispondere.

L’obiettivo primo  è quello di rappresentare nel sito l’identità del Soggetto Culturale, costituito dal suo “contenuto culturale” e “dalla storia della sua formazione”. Sempre il Progetto Minerva sottolinea come “rispetto agli altri settori culturali, per gli archivi, è spesso necessario ‘emergere’ dall’ambito strettamente locale cui sono naturalmente legati a causa della forte connotazione territoriale dei documenti che conservano” e ancora “L’identità degli istituti di conservazione di documenti – ossia gli archivi – è data prima di tutto dalle informazioni logistiche (sede, responsabilità, orari al pubblico) quindi dall’origine, consistenza e possibilità di accesso al patrimonio conservato”.

In secondo luogo si raccomanda di rendere trasparente l’attività del Soggetto Culturale Pubblico, che - per quanto concerne gli archivi - si identifica nella “conservazione dei documenti, nel servizio al pubblico, nel lavoro di inventariazione, tutela e valorizzazione di tale patrimonio […] cui si affiancano le iniziative didattiche e di formazione specialistica, l’organizzazione di mostre documentarie e la partecipazione a progetti culturali”.

Ancora prevede la trasparenza sulla missione e quindi “sulle scelte tecnico-scientifiche adottate specie per quanto riguarda la descrizione archivistica e quindi applicazioni di standar, l’uso di software particolari”. Raccomanda infine che tramite il sito “si possano offrire servizi scientifici con la messa a disposizione delle banche dati archivistiche”.

Il sito dell’Archivio patriarcale presenta una home page molto semplice ed essenziale, che consta solamente del nome dell’istituto e del logo: l’angelo in pietra che sovrasta il portone di accesso al chiostro di Sant’Apollonia e idealmente accoglie gli utenti anche nella ‘versione web’ dell’Archivio.

Le pagine interne presentano sempre la medesima struttura in linea, per quanto possibile,  con quella suggerita dal Progetto Minerva.

Un’intestazione con gli elementi distintivi (logo e denominazione) in alto a sinistra, che compare sempre in ogni pagina cosicché ogni informazione possa essere immediatamente ricondotta all’istituto che l’ha posta in essere; la barra di navigazione principale (quella tra le sezioni o tipologia di informazione primarie) lungo il margine sinistro; la barra di navigazione secondaria lungo il margine superiore; il testo nella parte centrale della pagine e sulla destra l’eventuale apparato iconografico di corredo.

Entrando nel sito dalla home page, questo si presenta strutturato in 7 sezioni, in effetti 6 e quella di servizio della mappa, uno degli strumenti la cui presenza viene raccomandata nel manuale del Progetto Minerva “la mappa – si legge - svolge la funzione di aiuto alla navigazione e deve presentare la  struttura e la gerarchia tra le varie parti costituenti il sito”.

In questo caso si è scelto di non realizzarla tramite liste gerarchiche, ma di ricorrere ad una raffigurazione grafica della struttura; da questa pagina si accede a quella dei credits, con i nominativi dei responsabili del sito per i contenuti, il progetto grafico  la gestione.

Passando alla parte più propriamente di contenuto il sito presenta sei sezioni.

L’istituto, articolato poi in Sede, Chi siamo, La sala di studio e Un po’ di storia, sezione questa che risponde appunto all’obiettivo primario, ossia rappresentare l’identità del Soggetto Culturale Pubblico.

Il patrimonio archivistico, con le sue sottosezioni: Archivi storici della Chiesa veneziana, di descrizione del patrimonio documentario, Progetto Arca , con la storia del progetto di inventariazione, e Strumenti di ricerca, con il riferimento agli standard utilizzati (ISAAR e ISAD), del software e dei sistemi informativi (SIUSA)

Il Progetto Minerva propone di riunire in un’unica sezione tutte le informazioni concernenti i servizi presenti in un istituto; si è scelto invece di considerarli autonomamente, attribuendo ad ognuno una sezione propria, per mettere in evidenza le scelte culturali dell’istituto.

A questa appartengono: La biblioteca, L’archivio diocesano diffuso, Le attività culturali, distinte per tipologia e progetti, la pagina delle informazioni con le indicazioni bibliografiche, i notiziari, la pagina delle news.

Pensando comunque che ogni attività o più genericamente informazione sia idealmente e concettualmente parte di un insieme più vasto, si è cercato di realizzare quella che viene definita “navigazione contestuale”, attraverso rimandi interni tra le diverse pagine del sito e i collegamenti esterni.

La navigazione interna, con lo scopo di fare percepire le diverse informazioni come riconducibili ad un unico progetto culturale, rassicurava sulla scelta di attribuire una certa informazione ad una data sezione o sottosezione del sito.

I links esterni sono stati interpretati come la possibilità di ricreare e presentare agli utenti tutta la fitta rete di contatti e collaborazioni che l’archivio ha messo in atto e continua ad avere nella realizzazione delle sue attività, da quella di inventariazione, con i progetti “Arca” ed “Ecclesiae Venetae” e quindi gli enti pubblici e privati che li sostengono, a quelle di didattica, formazione e ricerca.

Sempre i collegamenti esterni hanno permesso inoltre di ricondurre entro lo stesso ‘contenitore’ iniziative in cui l’Archivio è impegnato, per così dire, più autonome e connotate rispetto ad altre, nella cui realizzazione hanno dato origine a siti propri come “Solo carte”, per la tenuta degli archivi parrocchiali correnti e la realizzazione di un titolario condiviso per le parrocchie della Diocesi di Venezia in corso di sperimentazione e un sussidio per la didattica della storia negli archivi ecclesiastici.

Per quanto riguarda i servizi per la ricerca scientifica messi a disposizione dall’Archivio tramite il sito la possibilità di accedere alla banca dati del Sistema informativo degli Archivi storici della Chiesa di Venezia, realizzato nell’ambito del progetto SIUSA e il catalogo del fondo della biblioteca moderna all’interno del OPAC del polo veneziano.

Questo quanto fino ad ora realizzato, in prospettiva la possibilità consultare la banca dati archivistica sino alla consultazione delle singole unità archivistiche – questo in parallelo allo sviluppo ed evoluzione del progetto SIUSA; la messa in rete della banca dati del fondo delle antiche biblioteche ecclesiastiche; la possibilità per gli utenti di accedere a testi della bibliografia relativa alle attività dell’Archivio; l’avvio dei servizi di prenotazione dei pezzi per via telematica e l’invio – tramite la mailing-list – dei notiziari dell’Istituto.