Seminario
Sistemi informativi archivistici
risonanze fra descrizione dei fondi e delle istituzioni
Studi di casi dagli archivi ecclesiastici veneti
Venezia, Archivio storico del Patriarcato, 28 settembre 2007

 

Intervento introduttivo di mons. Antonio Marangoni
delegato per gli archivi della Consulta per i beni culturali ecclesiastici
  della Conferenza episcopale triveneta

 

E’ con stima e ammirazione che intervengo a questo Seminario di studio per ringraziare tutti i dirigenti e gli operatori di “Ecclesiae Venetae” che, in questi lunghi anni, hanno dato vita a una preziosa banca dati dei più importanti archivi storici ecclesiastici delle nostre diocesi, mettendo così a disposizione degli studiosi strumenti di ricerca utilizzabili anche a distanza. Il grazie va innanzitutto al Ministero per i Beni e le Attività cultuali, altamente rappresentato dalla dott.ssa Pastura, e alla Regione del Veneto, entrambi munifici partner delle Chiese venete nella realizzazione del Progetto, la cui anima è la dott.ssa Cavazzana Romanelli.
Tutto ciò si è svolto in perfetta sintonia con le direttive in materia della Chiesa universale, basti citare la lettera circolare La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, pubblicata il 2 febbraio 1997. Al paragrafo 2.3 afferma: “Nel suo rapporto con gli stati, la Chiesa ribadisce la finalità eminentemente pastorale dei propri beni e la loro persistente attualità in realizzazione al raggiungimento dei fini che le sono propri. Questa sua posizione non esclude, anzi rende più vitale, l’utilizzazione del patrimonio documentario raccolto nell’ambito di un determinato territorio e di una particolare congiuntura culturale a vantaggio tanto della comunità ecclesiale, quanto di quella civile. Tale attenzione delle comunità politiche coinvolge in vario modo i beni culturali appartenenti agli enti ecclesiastici, per cui non raramente si sono stilate reciproche intese ed è stata favorita la concertazione degli interventi. E’ diffuso, infatti, il convincimento che anche gli archivi storici degli enti ecclesiastici entrano a far parte del patrimonio nazionale, pur nella dovuta autonomia”.
In questo spirito è stata stipulata poi l’Intesa tra il Ministro per i beni e le attività culturali e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana relativa alla conservazione e consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche, firmata il 18 aprile 2000. All’articolo 4 si ribadisce: “La collaborazione tra autorità ecclesiastiche e civili è finalizzata ad assicurare la conservazione e la consultazione degli archivi di enti ecclesiastici. La collaborazione si attua, in primo luogo, nell’ambito dell’inventariazione del patrimonio documentario e archivistico, che costituisce fondamento conoscitivo di ogni elaborazione scientifica e di ogni intervento di tutela … Le autorità ecclesiastiche competenti offrono alle Sovrintendenze archivistiche la più ampia collaborazione, favorendo l’accesso agli archivi per l’espletamento delle operazioni di ricognizione necessarie alla realizzazione dei programmi di inventariazione, fermi restando gli obblighi previsti dalla normativa vigente”.
Credo che l’esperienza di “Ecclesiae Venetae” bene si inserisca in queste direttive universali e nazionali della Chiesa e che, comunque, abbia costituito un modello pure per altre iniziative. Auspico che anche il futuro sia guidato dalla medesima volontà e disponibilità di collaborazione, al fine di valorizzare gli archivi ecclesiastici nei quali, come amava dire papa Paolo VI, sono conservate le tracce del passaggio del Signore nella storia degli uomini.