Seminario
Sistemi informativi archivistici
risonanze fra descrizione dei fondi e delle istituzioni
Studi di casi dagli archivi ecclesiastici veneti
Venezia, Archivio storico del Patriarcato, 28 settembre 2007

 

Resoconto degli interventi

 

Aperto dalle parole di augurio e di apprezzamento di mons. Antonio Marangoni, nella sua duplice veste di direttore dell’Archivio diocesano di Vicenza e di delegato per gli archivi della Consulta per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale triveneta, il seminario viene introdotto da Francesca Cavazzana Romanelli che, nel portare i saluti di Maria Grazia Pastura trattenuta a Roma da impegni urgenti di lavoro,  saluta i partecipanti sottolineando la significativa pluralità delle appartenenze istituzionali e delle esperienze di lavoro da essi rappresentate. Sono presenti infatti membri della redazione centrale e un’operatrice del partner tecnologico di Siusa, archivisti diocesani appartenenti a istituti sia aderenti ad Ecclesiae Venetae che al progetto Ceiar, un’archivista di Stato impegnata nel progetto Sias, responsabili e archivisti di sistemi informativi archivistici di enti locali e istituti culturali, studiosi di storia delle istituzioni ecclesiastiche (v. elenco dei partecipanti in file “Partecipanti.doc”). Un contributo a distanza al seminario è inoltre pervenuto da parte di Maurizio Savoja, adeguatamente apprezzato: la segnalazione di un saggio in corso di pubblicazione di cui sono autori lo stesso Savoja e Stefano Vitali (Authority Control for Creators in Italy: Theory and Practice, in Journal of Archival Organization, vol.5, numbers 1&2 (2007) e in Respect for Authority: Authority Control, Context Control, and Archival Description, a cura di Jean Dryden, Binghamton, NY: Haworth Press, 2007) e la messa a disposizione di una relazione di Carmela Santoro dell’ASMi relativa a casistiche di compilazione di schede soggetto produttore e profilo istituzionale di enti ecclesiastici nel sistema Plain.
Si è parimenti sottolineato in apertura come il seminario, dal carattere ampiamente informale, si proponga di confrontare e mettere a fuoco, a partire da alcuni casi concreti riscontrati nelle attività di Ecclesiae Venetae,  esperienze e problematiche di carattere teorico, soluzioni concettuali e intendimenti di uniformità e proprietà delle informazioni messe a disposizione nei sistemi: problematiche solo tangenzialmente collegate alle specifiche soluzioni informatiche proprie dei diversi sistemi. Un livello di riflessione quindi che terrà come riscontro operativo le procedure di lavoro entro il sistema Siusa, ma per sua natura aperto al contributo di partecipanti a differenti sistemi informativi, anche nella prospettiva di un orizzonte sempre auspicato di interoperabilità fra i sistemi stessi.
Il lavoro nei sistemi informativi di rete va manifestando infatti inediti orizzonti di lavoro e di confronto fra archivisti: un confronto che, sviluppatosi vivacissimo in anni passati a proposito degli standard descrittivi dei complessi archivistici, dei soggetti produttori, dei soggetti conservatori, oggi pare piuttosto orientarsi sull’analisi dei modelli concettuali e delle possibili architetture dei sistemi archivistici stessi. Come “risuonano” le diverse descrizioni dei fondi, dei produttori, dei conservatori ora che siamo in grado di metterle in relazione tra di loro? Come distribuire – o redistribuire, nel caso di dati importati da precedenti descrizioni –  al meglio le informazioni? Come gestire le relazioni non solo all’interno dei sistemi originari, ma anche al loro esterno, verso sistemi dello stesso tenore o di altri istituti di beni culturali presenti sul territorio, o verso contenitori informativi di diversa natura? Dalla creazione di relazioni in queste e in altre direzioni, dalla creazioni di liste o di altri itinerari per la ricerca nascono problematiche inedite, inizialmente imprevedibili, che si ripercuotono sulle stesse modalità di implementazione dei sistemi, che sollecitano nuovi sviluppi alle tecnologie informatiche, che richiedono in definitiva nuove analisi e confronti.

 

Vengono quindi presentate, non in ordine di importanza ma nella successione prevista dal programma del seminario, concrete casistiche descrittive riferite ad archivi di diocesi e istituti diversi trattate all’interno del sistema Siusa a proposito della scheda Soggetto produttore, aprendo anche, grazie a proiezioni di testi, immagini e pagine web, il dibattito sulle stesse.


Intestazioni e altre denominazioni: loro compilazione e restituzione per liste
Nella creazione di alcune schede soggetto produttore riferentesi a realtà quali le confraternite devozionali (a Venezia Scuole ‘piccole’, ‘suffragi’, ‘sovvegni’ in grande numero, spesso archivisticamente appoggiate ad archivi parrocchiali, ma anche riunite in un fondo cumulativo all’Archivio di Stato a causa di differenti itinerari di conservazione seguiti all’indemaniazione delle scuole stesse), si è verificato il ricorrere frequente di molteplici denominazioni, con il rischio di un inzeppamento della lista delle occorrenze delle intestazioni. Il problema è evidentemente generale. intestazioni e denominazioni miniaturaLista occorrenze miniaturaCome ha segnalato anche Maddalena Taglioli, la rete deve tener conto anche di utenti meno esperti: offrire troppe intestazioni, che rinviano in definitiva ad un unico soggetto, può creare situazioni difficilmente comprensibili o ridondanti come nel caso delle Società di mutuo soccorso, per le quali si esemplifica la Lista delle occorrenze e le Intestazioni e denominazioni: SIUSA infatti non privilegia una intestazione rispetto alle altre.
Al proposito vengono illustrate da esempi veneziani alcune soluzioni possibili, che trasferiscono nel testo del campo contenuto la segnalazione di varianti della denominazione. Questo presuppone tuttavia che il sistema informatico sviluppi la possibilità di effettuare ricerche per termine nei campi testuali, eventualmente incrociate per evitare ridondanze.

esempio

Antonella Mulè ricorda come forse all’inizio del progetto, così come all’atto della stesura del manuale, non si era data importanza all’emergere di tale questione, che invece va sollevata, anche con attenzione a chi consulta il sistema. Esso offre su questo tema una casistica molto ampia. Ad esempio, se si interroga il sistema chiedendo quante società di mutuo soccorso sono state schedate, la risposta che si ottiene non è corretta, perché tiene conto di tutte le denominazioni inserite, varianti comprese. C’è da aggiungere però che in avvio del progetto era stata prevista l'individuazione di una  intestazione uniformata centrale, su cui si era discusso a lungo, ma il tema non venne in seguito sviluppato. La questione era stata sollevata proprio per risolvere problemi di denominazioni locali, dialettali ed era stata pensata per l'intestazione, ma il tipo di soluzione può essere spostato anche nella denominazione. Certamente il problema va risolto quanto prima – ricorda Antonella –  perché vi è il rischio che diventi, mano a mano che i dati aumentano, ingestibile. Importante è aggiungere inoltre la data, perché se il nome è variato negli anni (ad es. le società operaie sono le stesse, ma negli anni cambiano denominazione) bisogna avere un sistema di intestazioni multiple nella scheda, ma a livello di indice complessivo si dà un'intestazione preferita, che ‘comanda’ il resto. Questa è la soluzione individuata dai bibliotecari, risoluzione che si dovrebbe prendere in considerazione. A un solo soggetto deve corrispondere un solo nome. Certo c'è il problema della comprensione e della individuazione, ma se il soggetto cambia, cambia anche la scheda di intestazione. Altro problema è quello cronologico. Se è giusto prendere l'ultima intestazione, cioè quella ancora esistente per gli enti in vita, ci troveremo a comprendere un arco cronologico maggiore. Antonella Mulè  pone inoltre il problema delle sigle nelle intestazioni. Non si deve fare un'altra intestazione per le sigle. Ad esempio: Cassa di Risparmio di Spoleto o CARISPO non possono essere due intestazioni. Mulè propone una unica intestazione: Cassa di Risparmio di Spoleto e poi di seguito tra parentesi (CARISPO). Simili soluzioni Francesca Cavazzana Romanelli ricorda sono state adottate nell’inventario dell’Azione Cattolica Veneziana e suoi movimenti, che prevede intestazioni quali Federazione Universitaria Cattolica Italiana (F.U.C.I.).
Rossella Santolamazza ricorda l’importanza di tali problematiche, perché hanno costretto gli archivisti ad essere più attenti e rigorosi. Il soggetto produttore che cambia nome, cambia anche la sua natura? Siusa ha stimolato la riflessione, offrendo una migliore e più raffinata qualità del dato rispetto a quanto prodotto in passato. Conferma poi il problema del rischio di eccessi nella moltiplicazione delle intestazioni, ma pure l’esigenza di documentare le variazioni delle intestazioni nel tempo, illustrando le pagine di Siusa, da lei stessa compilate, relative alla Società generale di mutuo soccorso fra gli artisti e gli operai di Perugia.
Antonella Mulè ribadisce che le intestazioni dovrebbero comunque esserci tutte ed essere tutte ricercabili, ma nell'indice dovrebbe confluire una sola intestazione. Maddalena Taglioli conferma che la ricerca funziona su tutte le intestazioni e le restituisce tutte.
Saverio Almini, presentando alcuni esempi dal  Plain, ne ricava che il rapporto deve essere di uno a uno. Ricorda ancora come in Archivio di Stato di Milano, pur con attenta valutazione della storia istituzionale del soggetto, si cerchi di evitare la proliferazione delle intestazioni. A Siusa è stata aggiunta una tabella con gli alias..
Antonella Mulè ribadisce che da un punto di vista teorico è giusto offrire tutte le intestazioni, tutti i nomi ufficiali che un ente ha avuto negli anni. Ecco perché si è dato un valore ‘pari’ a tutte le intestazioni offrendo a fianco la data. Si voleva valorizzare il dato. Ma si deve risolvere dal punto di vista informatico la confusione che ciò genera: corretto il presupposto scientifico teorico, il problema va risolto dal punto di vista informatico di restituzione del dato. Maddalena Taglioli ribadisce che questa è l’attuale situazione. Livio Cristofolini, ricordando il dibattito sulle Isaar e il confronto allora aperto anche con i bibliotecari, fa presente come fosse emersa l’esigenza di poter disporre di una sorta di intestazione “preferita”. L’intestazione principale dovrebbe dunque avere un suo rilievo rispetto alle altre, porte di accesso certamente, ma in qualche modo secondarie.  Francesca Cavazzana Romanelli sollecita una soluzione unitaria e condivisa, perché i dati raccolti sono oramai molti e apportare a posteriori delle correzioni sulla banca dati  può diventare problematico. Antonella Mulè si impegna a prendere in considerazione la questione nei prossimi incontri Siusa.

 

Campo “Descrizione”: casistiche e contenuti; problemi redazionali e di editing
Francesca Romanelli fa presente come alla qualità scientifica dei sistemi, che non siano puramente contenitori di accumulo di dati diversi, contribuisca in buona parte la condivisione di una sorta di misura, non solo estrinseca, nella stesura di campi informativamente cruciali quali quello del contenuto. Nel passare in rassegna alcune casistiche presenti nella rete, sollecita opinioni sulla possibilità, verso la quale ci si sta orientando nel progetto “Ecclesiae Venetae”, di far seguire per gli enti alla nota storico-istituzionale la cronotassi  dei titolari del soggetto in questione. Si illustrano a questo proposito le soluzioni del Sant’Ufficio di Aquileia, o gli elenchi dei presidenti dell’A. C. diocesana di Venezia predisposti da Davide Trivellato in calce alla scheda soggetto produttore in corso di inserimento. Simili soluzioni potranno essere adottate per l’elenco dei parroci, o dei vescovi, o dei cancellieri in una Curia vescovile.
All’interno dei singoli progetti è poi sentita la necessità, specie per i campi a testo libero, di adottare strutture sintattiche uniformi o ricorrenti, norme comuni quanto ad uso delle maiuscole, minuscole, abbreviazioni, caratteri e simili. Come comportarsi di fronte a termini dialettali intraducibili quali banca, guardian, scuola? Normalmente si userebbe il corsivo, che in Siusa non viene restituito. D’altra parte anche l’utilizzo di caratteri speciali quali apici o virgolette può dare problemi al sistema.
Maddalena Taglioli conferma che nei campi a testo libero non è previsto nessun carattere di evidenza (corsivo etc.) e che i caratteri speciali creano problemi, come i segni diacritici all’inizio del campo descrittivo o nel campo denominazione (si visualizza un esempio di web ‘sporco’ nell’ordinamento). Da valutare inoltre la possibilità di usare dei marcatori. Condivide dunque l’esigenza di introdurre delle regole uniformi a livello nazionale. Antonella Mulè sottolinea che si deve partire dalle norme della Rassegna degli Archivi di Stato, riportate a suo tempo nel manuale di Siusa. Maddalena Taglioli evidenzia come, pur essendo note le regole redazionali previste dalla Rassegna, non è stato riscontrato nel sistema un utilizzo sistematico di queste regole: i segni diacritici sono usati in modo abbastanza eclettico.

 

Campi “Fonti” e “Bibliografia”: casistiche e redazione
Passate in rassegna con Francesca Romanelli alcune soluzioni realizzate, Maddalena Taglioli rammenta come l’ordine di inserimento delle notizie bibliografiche (che in Siusa vengono restituite in corsivo, mentre per gli autori si suggerisce il carattere maiuscolo), corrisponda all’ordine di uscita delle ricorrenze stesse in calce alle schede. Nel caso di nuovi inserimenti va quindi individuato preliminarmente un criterio di sequenza condiviso, da mantenere possibilmente nell’ambito dell’intero progetto (per Ecclesiae Venetae si è scelto, in quanto storiograficamente significativo, quello cronologico e non quello alfabetico; così come particolari criteri gerarchici sono stati individuati per una sequenza che sia  ricorrente delle fonti). Alcune incongruenze si sono tuttavia presentate in occasione dell’importazione e correzione dei dati da Anagrafe e dai successivi inserimenti, con duplicazione di schede da parte di operatori che non controllano se l’informazione esiste già nel sistema. Ad una sollecitazione di Francesca Romanelli, che sottolinea l’importanza storiografica della bibliografia e l’utilità di una sua consultabilità diretta, Antonella Mulè  fa presente che  nella nuova interfaccia web di Siusa è prevista una restituzione complessiva di tutta la bibliografia e la possibilità di fare ricerca sulla stessa.
Emanuele Curzel rammenta l’utilità per chi redige le schede, ma anche per l’utente che le consulta, poter disporre di una sorta di commento ragionato a fianco del dato bibliografico. Ad esempio se si precisa che il testo è divulgativo o è utile per una visione complessiva o simili,bibliografia soggetto produttorel’informazione è utile per il fruitore, ma anche per il compilatore, che ha così modo di render conto della scientificità del suo lavoro. Maddalena Taglioli ricorda come, in assenza di un apposito campo di commento, tali indicazioni possano essere inserite entro il campo a testo libero Descrizione. (Bibliografia soggetto produttore).

 

Rapporto fra informazioni contenute nella scheda “Soggetto produttore” (o “Tipologia documentaria”) e nella scheda “Complesso archivistico
Il recupero in Siusa o in altri sistemi informativi quali Plain di censimenti e inventari compilati in passate stagioni – ricorda Francesca Romanelli –, quando la consapevolezza della distinzione concettuale fra le descrizioni relative al soggetto produttore e quelle relative al complesso archivistico era ben più debole che attualmente, con ripetuti intrecci e commistioni fra le due, ha portato alla creazione di banche dati ove è necessario intervenire, talora in forma di sottrazione o di spostamento, per redistribuire in modo pertinente le rispettive informazioni. Ciò si verifica anche in occasione della creazione di schede tipologia documentaria, la cui presenza entro il sistema consente di non ripetere entro schede complesso archivistico di differente livello (fondo, serie, sottoserie) miniaura tipologia documentariaelementi informativi formulati una volta per tutte e quindi collegati ai molti punti pertinenti del sistema descrittivo dei complessi, come esemplificato dalla scheda Tipologia documentaria “Lettere dell’Inquisizione romana” nel sistema informativo Censimento degli archivi inquisitoriali in Italia. Vengono quindi illustrati alcuni casi concreti a partire dalle schede delle tipologie documentarie “registri dei battesimi” compilate da Ermanno Orlando, messe a confronto con alcune schede di serie omonime entro alcuni fondi parrocchiali. Se si produce infatti una scheda tipologia documentaria Registri dei battesimi della diocesi di Venezia non si dovrà ripetere nelle singole schede serie dei Registri dei battesimi presenti in tutti gli archivi parrocchiali la normativa sinodale (e si rimanda ai punti successivi la questione, comune anche alle schede profili istituzionali generali, dell’esigenza di poter disporre di schede “generali-generali” e pure di schede “generali a validità storico-territoriale specifica”: certamente deve esistere una scheda tipologia documentaria a livello nazionale, ma a questa verrà aggiunta una scheda per la diocesi di Venezia, o quella di Vicenza, perché al di là di quanto stabilito dal Concilio di Trento, è indispensabile fare riferimento per la fisionomia archivistica e diplomatica dei materiali a tutta la normativa diocesana di tipo sinodale o altra ancora).
Antonella Mulè conferma che la regola vuole che le informazioni non vadano ripetute. Tuttavia  afferma che nei sistemi informativi la ripetizione, in alcuni punti, delle informazioni forse non è del tutto negativa: evita di aprire troppe pagine, permette l’immediatezza del dato. Per tanto per Mulè questa ridondanza può essere accettata, perché permette di reperire la notizia in modo immediato. Rossella Santolamazza ribadisce la necessità di valorizzare le schede tipologia documentaria e collocare le informazioni al punto giusto, evitando le ripetizioni: il dato generale va prodotto una volta sola. Tuttavia ricorda come spesso si lavori su banche dati vecchie e conviene utilizzare il buon senso e lasciare qualche ripetizione nella singola scheda. Saverio Almini afferma invece che il problema non è di poco conto. I tanti fondi archivistici schedati in Lombardia spesso non hanno molte notizie descrittive, se non sommarie, pertanto la scheda tipologia documentaria, aggiunta in un secondo momento, permetterebbe di colmare tali lacune informative. Ad esempio per le 15 categorie degli archivi comunali potrebbero essere fornite delle informazioni esterne e non nei singoli fondi inventariati. Francesca Romanelli resta dell’idea che i dati riportati in schede non pertinenti vadano invece redistribuiti: certo non è un errore ritrovarli altrove, le informazioni non sono false, ma si insinua il sospetto nell’utente che quel dato di ordine generale sia specifico solo per quel complesso archivistico. Il problema quindi non è tanto nella ripetitività del dato, quanto nell’offrire un’informazione non corretta. Non si tratta di una ridondanza solo formale, ma concettuale. Per Antonella Mulè, che si trova d’accordo nella sostanza, tuttavia questo tipo di intervento non pare prioritario rispetto ad altre questioni. Livio Cristofolini sottolinea come la duplice redazione, cartacea e informatica, di un inventario di cui oggi si dispone, crea già di per sé dei problemi. Obbliga nella sostanza alla doppia redazione. E d’altra parte c’è l’esigenza di una sintesi e di una uniformità tra i diversi strumenti. A volte non è così semplice offrire l’informazione completa. Maria Grazia Casali e Martina Pezzoni dell’Archivio diocesano di Lodi si uniscono al dibattito, riferendo tuttavia come il programma Ceiar da loro adottato preveda l’inserimento dei dati, senza tuttavia fino ad oggi mettere a disposizione, nemmeno agli operatori, la restituzione degli stessi. Manca un interfaccia per l’utente e non è possibile, attraverso le stampe, avere un controllo dell’inventario, né disporre di uno strumento qualsivoglia di consultazione.

 

Collegamenti fra schede “Soggetto produttore” (secondo le possibilità a vocabolario controllato previste dal sistema) e schede “profilo istituzionale generale
Un caso ricorrente nella compilazione di soggetti produttori ecclesiastici riguarda l’opportunità di instaurare collegamenti di varia natura fra soggetti produttori: così per enti che dipendano da altri, o che ne costituiscano l’evoluzione. E’ il caso, illustrato con esempi concreti, di una confraternita che si trasforma in un’altra confraternita: le due schede che verranno prodotte devono essere poste in relazione. Ancora: le confraternite del Santissimo Sacramento non vengono soppresse in età napoleonica, ma alcune si estinguono perché nello stesso torno di anni viene concentrata la parrocchia presso cui erano state istituite. relazioni fra soggetti produttori miniaturaMaddalena Taglioli ricorda al proposito come nel sistema Siusa sia possibile creare collegamenti secondo le opzioni previste da un vocabolario controllato che contempla le seguenti casistiche: collegato, dipendente, sovraordinato, precedente, successore, relazioni esemplificate dalla scheda Soggetto produttore “Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione e commerciale e turistici e della pubblicità Alessandro Casagrande di Terni” in Siusa. Anche Rossella Santolamazza propone qualche esempio di creazione di opportuni collegamenti all’interno del sistema. In particolare pone il caso di un istituto scolastico con le sue succursali. L’ente è la scuola principale, mentre la succursale non è soggetto produttore autonomo, ma se in seguito si emancipa e la succursale diventa istituto autonomo ecco che i due produttori devono essere collegati, anche perché spesso le carte iniziali del secondo soggetto produttore sono presso la scuola principale. Diverso il caso – anch’esso presentato da Rossella nella relativa pagina web – di altro collegamento, questa volta verso l’esterno, ad un indirizzo con etichetta Per saperne di più,  che rinvia direttamente al sito web in questo caso della scuola ancora in vita, e che propone una scheda dettagliata della storia dell’istituto. Dati come questo vanno comunque monitorati e aggiornati: al proposito è prassi corretta quella di inserire la data del collegamento onde tutelarsi se nel frattempo l’indirizzo web fosse mutato. L’esempio di Rossella conduce così il dibattito al punto successivo.

 

Collegamenti da punti delle schede “Soggetto produttore" e “Complesso archivistico” verso sistemi esterni
Altro caso in cui si potrà sperimentare la ricchezza di tali sistemi di relazioni sarà quello che si intravvede nuovamente a proposito del ruolo che le schede soggetto produttore di istituzioni ecclesiastiche possono svolgere nel collegare settori di documentazione originariamente appartenente allo stesso fondo e oggi conservate in istituti diversi. Si accenna quindi al fondo della Mensa Patriarcale, conservato sia all’Archivio di Stato che all’Archivio patriarcale, presentando la relativa scheda soggetto produttore compilata da Ermanno Orlando e Francesca Romanelli; e viene nuovamente ripreso il caso ricorrente di parti di archivi di confraternite veneziane conservate presso istituti diversi: molte mariegole – ossia statuti e/o elenchi di membri di confraternite – alla Biblioteca del Museo Correr, settori consistenti di carte all’Archivio di Stato di Venezia  in un fondo cumulativo denominato “Scuole piccole e suffragi”, etc. Da Maddalena Taglioli viene quindi effettuata una ricerca entro il sistema dei manoscritti in rete Nuova Biblioteca Manoscritta, ove Barbara Vanin ha cortesemente inserito a titolo sperimentale alcune schede relative a mariegole di confraternite conservate al Correr: la possibilità di “triangolare” fra i sistemi manifesta con evidenza lo spessore informativo e culturale di queste “ricomposizioni” dell’unitarietà originaria dei fondi consentita dalla rete di relazioni instaurabile fra sistemi informativi di istituti differenti.


La seconda parte del seminario si incentra sulle problematiche sollevata dalla compilazione e dall’inserimento nel sistema di alcune schede Profili istituzionali generali. Si è rilevato infatti come l’inserimento nel sistema Siusa nazionale di alcune di tali schede, quali quelle compilate da Emanuele Curzel per istituzioni quali Curia vescovile, Mensa, Capitolo, Parrocchia, Fabbriceria, Confraternita, e il loro collegamento con i soggetti produttori già presenti, abbia giocato innanzitutto un ruolo di chiarificazione storiografica, manifestando in aggiunta l’esigenza di verifica di alcune aporie delle stesse schede soggetto produttore, profilo istituzionale generale miniaturasia dal punto di vista delle date di esistenza che della stessa natura istituzionale degli specifici soggetti (Profilo istituzionale generale).
Una sorta di tavola possibile dei profili istituzionali generali viene quindi dettagliatamente illustrata da Emanuele Curzel sulla scorta del grafico da egli stesso predisposto (Profili e produttori ecclesiastici. Schema.), sottolineando tuttavia la dimensione dell’evoluzione di tali istituzioni e del loro modificarsi nel tempo. Si valuterà pertanto in alcuni casi, come ad esempio a proposito dell’evoluzione pieve-collegiata-parrocchia, se moltiplicare le schede o se dar conto in una o più di esse delle differente natura delle stesse nel tempo: se cioè instaurare un collegamento ai Soggetti produttori, anche plurimo, in relazione ad un tavola articolata di istituzioni ecclesiastiche.
Molti interventi si incentrano poi sulla possibilità di giocare più schede Profilo generale istituzionale, sia a validità nazionale sia a validità storico-territoriale più circoscritta; e sulla possibilità di progettare una loro restituzione in sequenze significative.
Si analizza ad esempio il profilo Parrocchia: quando esso viene collegato alle schede soggetto produttore di singole parrocchie di una diocesi, ci si rende conto che mancano interi settori di informazione. Se si collega ad esempio il profilo generale compilato da Emanuele Curzel a proposito della voce Confraternite ai profili storico istituzionali delle singole confraternite veneziane compilate da Chiara Traverso per Ecclesiae Venetae, si riscontra che si è privi di tutta una serie di dati generali relativi alla natura di queste ultime, alla loro composizione, alle norme che le regolavano, alle leggi di soppressione e così via: dati specifici della realtà devozionale e associativa nella situazione ecclesiastica e civile veneziana di antico regime, non necessariamente presenti altrove. Serve dunque, ribadisce Francesca Romanelli, una sorta di scheda ‘cuscinetto’, che dia informazioni generali, ma proprie di una determinata situazione istituzionale o di un determinato territorio storicamente definito. Maddalena Taglioli conferma la possibilità di creare in Siusa più schede profili istituzionali generali, e di collegarle fra loro.  E Antonella Mulè ricorda come queste schede siano già presenti in Siusa. Illustra infatti le schede Comune. Regno di Napoli, o Comune. Regno delle due Sicilie. Il Comune è stato connotato sia nell’ambito geografico sia nell’ambito cronologico in cui quel dato è valido. Ma bisogna fare attenzione a non frammentare le informazioni perché vi è sempre il rischio di perdere il controllo. Saverio Almini a questo proposito rileva come in Siusa queste schede siano tutte dello stesso livello: sottolinea invece la necessità di un sistema in grado di offrire non la paratassi ma la sintassi dei profili istituzionali: si deve creare un accostamento sistematico, quello che si vede altrimenti è asistematico, non si capisce dove ci si trova. Forse procedere per gradi, suggerisce Rossella Santolamazza, è il modo migliore: si pubblichino i profili generali, poi ogni realtà compilerà il proprio profilo specifico.  Francesca Romanelli propone anche la possibilità di un itinerario inverso, o quantomeno dialettico: si creino i profili generali “territoriali” dai quali, per generalizzazione, si individuino i profili generali-generali: e da questi si ricavi luce e spunto per nuovi profili generali “territoriali”. Ma forse  non è un problema di prima e dopo bensì di relazioni e di circolarità.
A margine poi della presentazione dei profili generali ecclesiastici predisposti da Curzel, si aprono moli interrogativi sulla natura degli archivi ad essi corrispondenti. Cosa sia una ad esempio una Curia vescovile lo storico delle istituzioni può indicarlo; ma cosa ci sia in un archivio denominato Curia vescovile - insinua Francesca Romanelli – è assai più complesso da definire: probabilmente materiali da relazionare a produttori dipendenti da profili i più diversi.  Ad esempio il fondo Mensa patriarcale di Venezia è oramai per sempre identificato e consolidato con il suo titolo, con la sua denominazione: ma cosa contiene esattamente? Certamente molta documentazione non strettamente riportabile ad una Mensa vescovile in senso stretto. C’è una centralità vescovile – ricorda Emanuele Curzel – che non sempre trova diretto riflesso archivistico nella realtà della documentazione. E ancora: il concetto di Mensa nel Medioe Evo tende ad espandersi a tutto ciò che non è pertinenza dei capitoli. Francesca Romanelli sottolinea come forse non ci siamo ancora del tutto emancipati dalla concezione secondo la quale ad un archivio corrisponde pari pari il suo ente produttore. o quantomeno secondo la quale un archivio è individuato dal suo produttore. Forse non abbiamo ancora del tutto acquisito quanto l’utilizzo dinamico del modello delle relazioni “molti a molti” sia davvero liberante nelle possibilità che offre di gestire davvero gli archivi, così come si sono storicamente sedimentati, come realtà a sé, indipendenti talora anche in modo imprevedibile dai soggetti produttori. Ermanno Orlando interviene aggiungendo anch’egli alcuni interrogativi. Quando si può iniziare a parlare di Mensa? Partiamo dai dati che ci offre l’archivio o da quelli dell’istituzione? Possiamo arrivare ad esempio, nell’astrazione, a disporre della delineazione del profilo di un ente, ma non con altrettanta sicurezza a delineare l’archivio. Antonella Mulè suggerisce che si debba mettere a fuoco la data. Se si comincia ad avere documentazione a partire da un certo arco cronologico ci si occuperà di quello. Suggerisce pertanto un atteggiamento pragmatico, anche se però non si può non rilevare come interrogando la banca data di Siusa con il termine parrocchia, emerga materiale assolutamente variegato. Vi sono situazioni simili trattate in modo diverso. Fondamentale è capire esattamente un soggetto produttore che cosa fa e che cosa produce. Ad esempio l’Azione cattolica è ente produttore a sé e la parrocchia è solo ente di conservazione? Questo si deve mettere a fuoco per descrivere al meglio i fondi. Ancora, le opere pie che si trovano nei comuni devo capire che cosa sono e perché si trovano lì.
Saverio Almini solleva un ulteriore problema a suo parere non risolto relativo alle schede profili istituzionali generali. Nel Plain ritroviamo infatti le istituzioni che costituiscono l’astratto di un concreto, che si riscontra poi come soggetto produttore: ad esempio “parrocchia”. Ma ci sono anche profili diversi: ad esempio si trova “Congregazione degli Amadeiti” o “Partito comunista italiano”. In questo caso abbiamo dei profili istituzionali che hanno un’altra accezione, più specifica. In quest’ultimo caso  ci dovrebbe essere pure quantomeno il profilo generale “Partito politico”. Riscontriamo allora, come già emerso in precedenza,  la presenza di profili generali dai livelli diversi che però vengono messi assieme in un’unica lista. Se si dovesse fare i puristi queste situazioni dovrebbero essere distinte. La natura delle descrizioni è infatti molto differente. Se dico parrocchia, dico partito politico; ma se dico Partito comunista italiano, scrivo la storia di quel partito.
Anche Emanuele Curzel solleva alcune questioni. I santuari, ad esempio, importantissimi nella realtà della devozione, sono sovente privi di un profilo istituzionale e i loro archivi si trovano quasi sempre dentro altri archivi. Restringere o allargare le tipologie? Dobbiamo creare la doppia direzione, creando nuove voci di definizione e tenendo conto dell’albero non solo dei rami. Inoltre può essere dirimente, per individuare nuove voci, considerare quando economicamente un organismo è autosufficiente.
Alla fine della mattinata, Francesca Romanelli cerca riassumere alcune delle indicazioni emerse. Fra esse quella, che le pare riemerga sempre più vigorosa, dell’autonomia, talora della clamorosa divaricazione dell’archivio, della sua storia, delle sue traversie, della sua composizione, rispetto alla storia dei soggetti produttori e alla natura dei profili istituzionali generali. La storia degli ordinamenti (e non solo) pesa moltissimo sulla fisionomia della documentazione, che talora si presenta come un agglomerato incongruo, quasi mai riportabile alla linearità delle istituzioni che l’hanno prodotto. Un impegno non ancora affrontato adeguatamente è quello di  delineare una sorta di modellistica sistematica delle strutture che noi individuiamo negli archivi e nelle loro aggregazioni. E solo con l’uso spinto delle relazioni molti a molti si può giungere ad una procedura di relazioni corrette con i soggetti produttori: di essi è indispensabile disporre dunque di una tavola più possibile articolata. Rossella Santolamazza aggiunge, a questo proposito, che in ambito nazionale emergono molte informazioni discordi. Ad esempio la fabbriceria in Veneto è un fondo mentre in Lombardia è serie: tutto questo richiede un chiarimento per l’utente. Emanuele Curzel risponde che effettivamente è così, perché siamo di fronte a vicende istituzionali diverse. Antonella Mulè ribadisce che si devono offrire le modalità per capire se si tratta di errori o se ci sono delle storie istituzionali diverse. Ancora Rossella Santolamazza esprime le sue riserve circa la delineazione dell’albero della struttura del complesso di fondi Seminario di Venezia: sulla scorta di situazioni simili si potrebbero infatti sollevare alcune obiezioni sull’appartenenza al suo interno di un fondo quale la Congregazione di San Giovani Battista, che forse dovrebbe essere dotato di una sua autonomia. A questo proposito Francesca Romanelli, nel ricordare come l’intenzionamento della struttura di un complesso documentario non possa prescindere dall’impatto diretto con le carte, con il loro aspetto estrinseco, con la fisionomia delle loro confezioni e con la stratigrafia dei loro ordinamenti, si dichiara disponibile a rivedere alcune scelte di lettura della struttura dei fondi, confermando tuttavia come sia una caratteristica delle descrizioni dei complessi entro  il progetto E. V. un utilizzo ‘spinto’ del livello dei “complessi di fondi”: e ciò al fine di raccogliere il più possibile la gradualità dei vincoli e delle relazioni che legano talora anche estrinsecamente fra loro, quasi in un grappolo, il diversi fondi ecclesiastici.
Infine si auspica che anche le schede profilo istituzionale generale, la cui importanza come riferimento di verifica dell’intero sistema è apparsa ben chiara, possano disporre di relazioni specifiche verso schede Fonti, Bibliografia, Compilatore, attualmente mancanti e risolte in formato testo entro la scheda stessa, con evidente perdita di dati nelle restituzioni complessive.