notiziario 10 - dicembre 2006

inventari in rete

Dal mese di settembre 2006 il sistema informativo archivistico Ecclesiae Venetae si è arricchito di nuove, consistenti integrazioni, proseguendo nel contempo le revisioni e gli adeguamenti delle banche dati. D’intesa fra la Direzione generale per gli archivi, la Regione del Veneto e le Curie vescovili interessate, e grazie al contributo tecnico di Signum – Centro di ricerche informatiche per le discipline umanistiche della Scuola normale superiore di Pisa, si è potuto infatti completare il riversamento in rete nel contesto del Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche (SIUSA) dell’intero complesso di censimenti e inventari delle sei diocesi attualmente facenti parte del progetto. Sono ora disponibili, dopo quelli di Venezia, Padova e Vicenza, anche i dati fino al livello di scheda unità e sottounità delle diocesi di Verona, Treviso e Vittorio Veneto.
Al sistema informativo Ecclesiae Venetae si può accedere da una pagina di presentazione unitaria (siusa.signum.sns.it/p_ev.html), da cui transitare ai singoli sistemi diocesani.

progetti di inventariazione

Grazie al sostegno della Gladys Krieble Delmas Foundation, pervenuto tramite il comitato americano Save Venice Inc., è in fase di realizzazione un organico progetto di salvaguardia, ordinamento e inventariazione dell’archivio parrocchiale di Santa Maria Assunta di Torcello, ancora custodito  presso l’antica basilica lagunare.
È inoltre previsto l’avvio, con il contributo della Regione del Veneto, di nuovi lavori di inventariazione riguardanti gli archivi storici delle parrocchie di San Pietro di Trivignano e di San Lorenzo di Mestre, alcuni fondi delle nove Congregazioni del clero e l’archivio dell’Opera dei Congressi e altri fondi minori conservati presso il Seminario patriarcale; l’attività di inventariazione prosegue pure per l’archivio di don Germano Pattaro.
Una volta portate a termine le attività di descrizione, i dati saranno riversati, assieme a quelli che si vanno parallelamente elaborando nelle diocesi di Padova e Vicenza, nel sistema in rete di Ecclesiae Venetae.

attività culturali e didattiche

Numerosi i seminari di studio per docenti e studenti ospitati dall’Archivio patriarcale negli ultimi mesi, con la guida e le presentazioni di Manuela Barausse, Laura Levantino e Davide Trivellato.
Incontri si sono avuti il 19 ottobre 2006 con il corso di Storia delle Chiese in età moderna e contemporanea dell’Università di Venezia tenuto da Giovanni Vian e il 23 novembre con gli studenti di Diplomatica, antichità e istituzioni medievali e Esegesi delle fonti della storia medievale dello stesso ateneo accompagnati dai docenti Marco Pozza e Anna Maria Rapetti.
Continua la collaborazione, avviata negli anni precedenti, con il Liceo diocesano della Fondazione Giovanni Paolo I (indirizzo “Civiltà d’Oriente e d’Occidente”, corso “Beni archivistici e librari”): il ciclo di seminari, previsto per i primi mesi del 2007, affronterà con la classe IV ginnasio il tema dell’infanzia a Venezia nell’Ottocento tramite letture,  analisi e confronto di fonti documentarie, iconografiche e letterarie. Sempre in quest’ambito l’Archivio patriarcale ha partecipato il 2 dicembre all’iniziativa  portAscuola, occasione in cui Davide Trivellato ha illustrato a genitori e alunni la storia dell’Archivio patriarcale e le sue attività nell’ambito della tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio documentario della Chiesa di Venezia.

acquisizioni di materiale librario e documentario e altre donazioni

Don Bruno Bertoli, che per lunghi anni ha ricoperto il ruolo di direttore dell’Archivio patriarcale guidandolo con lungimiranza nell’avvio e nella conduzione dei progetti culturali e di inventariazione, ha destinato alla Biblioteca dell’Istituto un centinaio di volumi particolarmente apprezzati in quanto relativi prevalentemente alla storia della Chiesa veneziana.
Mons. Fausto Bonini, oggi arciprete del Duomo di San Lorenzo di Mestre e delegato patriarcale per la Terraferma, in anni passati assistente della Fuci e animatore di movimenti e centri di pastorale giovanile e universitaria, ha fatto pervenire all’Archivio patriarcale alcuni importanti fondi che egli stesso aveva conservato. Si tratta delle carte relative alla stessa Fuci degli anni Sessanta e Settanta, al Centro di pastorale universitaria di San Trovaso fino agli anni Ottanta, ai Gruppi studenti medi per il periodo 1958-1974: dinamica esperienza formativa di gruppi di studio che in quel periodo coinvolse un gran numero di studenti di scuole superiori della città e nella quale furono attivi non pochi giovani tutt’oggi impegnati nelle istituzioni pubbliche e culturali della città.
Nel corso dell’ultimo semestre sono inoltre pervenuti da più parti all’Archivio patriarcale contributi che sottolineano l’interesse e la sollecitudine con cui dall’interno della Chiesa di Venezia e dal mondo degli studiosi, anche stranieri, si seguono le attività scientifiche, il lavoro archivistico e la vita stessa dell’Istituto. In particolare Debra e Joseph Pincus, attraverso il comitato americano Save Venice Inc., hanno effettuato una generosa elargizione per l’acquisto di libri da destinarsi alla Biblioteca; Marion Leathers Kuntz ha voluto cordialmente contribuire alle molteplici iniziative culturali e di salvaguardia dei beni archivistici della Chiesa veneziana.

cronache e recensioni

Fra settembre e ottobre 2006 si sono svolti due importanti incontri di studio di grande interesse, nei loro risvolti scientifici e operativi, anche per le attività in corso presso l’Archivio storico del Patriarcato di Venezia.
Il 29 settembre 2006 si è tenuta ad Asolo presso il teatro Duse la giornata di studio Conservare il digitale. Un confronto internazionale, in occasione della presentazione del nuovo archivio unico e del deposito digitale clinico dell’U.L.S.S. n. 8 a Caerano San Marco. In questo nuovo edificio – come è stato illustrato dai responsabili del progetto – sono stati riuniti gli archivi, prima dispersi in 27 sedi nel territorio, degli ospedali di Castelfranco Veneto, Montebelluna e di quelli soppressi di Asolo, Crespano del Grappa, Pederobba e Valdobiadene, costituendo nel contempo un deposito digitale clinico di oltre 120.000 cartelle, schedate secondo gli standard dell’archiviazione sostitutiva e disponibili in rete per tutti gli operatori. A partire da tali realizzazioni il convegno ha costituito l’occasione per una più ampia e articolata discussione e riflessione sulla conservazione in e del digitale, che ha visto confrontarsi archivisti di diversa formazione ed esperienze, bibliotecari, rappresentanti di enti pubblici e locali, di organizzazioni internazionali e informatici. Paola Carucci, direttore dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, si è soffermata in particolare sulle problematiche derivanti da questo tipo di documentazione, sottolineando la necessità di studiare nuovamente il rapporto forma-contenuto, lo scarto, il significato di copia autentica, la difficoltà di conciliare il diritto alla consultazione con i doveri di tutela della riservatezza derivanti dalla creazione di banche dati nazionali; in particolare ha ricordato la vaghezza normativa in questa materia, tematica quest’ultima ripresa nel suo intervento da Micaela Procaccia della Direzione generale per gli archivi. Mariella Guercio dell’Università di Urbino ha rivolto l’attenzione alle procedure per la corretta produzione e conservazione della documentazione digitale, riflettendo quindi su formati durevoli, organizzazione documentaria, cicli di vita, ma soprattutto infrastrutture e reti di strutture per la conservazione. Luciana Duranti della British Columbia – Canada si è invece concentrata su collaborazione internazionale e multidisciplinarietà della materia sollevando il problema della custodia, per concludere con una panoramica sui progetti internazionali in corso (Cedars, Interpares 1 e 2, David, Casper, Planets …). Nella seconda parte della mattinata e nella prima del pomeriggio sono state presentate esperienze di tutela e conservazione. Dalle nuove procedure adottate dalla Banca mondiale dopo il maremoto in Asia del 2004, all’esperienza della Biblioteca Vaticana e della Biblioteca di Francoforte, fino a quelle in Australia e in Israele. Si è chiuso poi con la presentazione dei progetti dell’U.L.S.S. di Asolo, della provincia di Bologna, della camera di commercio di Pesaro-Urbino, del Cnipa sugli archivi dello stato civile e della diocesi di Roma. Le diverse relazioni hanno, a titolo e con prospettive differenti, evidenziato problematiche comuni. Con quali modalità i documenti che nascono in digitale si possono conservare con le identiche caratteristiche che avevano quando sono stati creati? Quanta speranza di sopravvivere ha la nostra conoscenza “affidata ai bit” se non viene continuamente “riaperta e risalvata”, specie nel confronto con la documentazione tradizionale? Quale rapporto potrà esistere tra sistemi e software di conservazione proprietari e quelli aperti affinché sia garantita nel futuro la loro continua implementazione? Quali sono i luoghi fisici ottimali per la conservazione digitale? Come conservare e gestire i “metadati” e quale dovranno essere i parametri etici del “custode digitale”? Durante il confronto sono emersi alcuni punti fermi. La conservazione nel lungo periodo del digitale ha oggi un rilievo di primo piano sotto un profilo scientifico, giuridico, tecnologico, gestionale. Riguarda direttamente numerosi settori: cultura, storia, cittadinanza, pubblica amministrazione, giustizia, arte, economia, produzione, ricerca, privacy, sicurezza. È una problematica globale e generalizzata strettamente legata ad una vasta serie di aspetti: diritto d’autore, certificazione del contenuto, certificazione dell’originale, certificazione dell’autore, concetto di originale, reperibilità nel tempo, accessibilità nel formato originario, creazione e conservazione di annotazioni, meta-dati a corredo, “tracciabilità” storica degli accessi e degli utilizzi. Richiede un approccio a livello sistemico guidato dalle specifiche necessità e bisogni dell’utenza non solo attuale ma anche, per quanto possibile, futura. La problematica deve essere affrontata fin dall’inizio del ciclo vitale dell’oggetto digitale; non devono essere trascurate le varie implicazioni economiche sia legate alle risorse necessarie alla conservazione sia alla diversa percezione del valore di determinati beni; soprattutto non ammette una soluzione unica bensì una vasta gamma di azioni, scalabili, tra l’altro, in funzione della tipologia del dato e del contesto, del periodo di tempo d’archiviazione e delle risorse disponibili. A supporto delle possibili soluzioni devono essere diffuse buone pratiche su base internazionale con conseguente ricerca e studio degli interventi già realizzati in vari settori degli enti governativi, regionali e locali, delle imprese, delle banche, delle università, delle aziende sanitarie, degli enti culturali. Risulta giustificata la costituzione di una rete di collaborazione internazionale aperta a tutti; appare utile la ricerca di potenziali sinergie con altri soggetti interessati a vario titolo a questa problematica; è necessaria l’organizzazione di gruppi di lavoro dedicati a temi specifici.
Il 26 ottobre si è tenuto ad Ancona presso la sede della Regione Marche un seminario di studio su Patrimonio archivistico non statale e sistema descrittivo organizzato dalla Soprintendenza archivistica e dalla Regione Marche e dalle Università di Urbino e Macerata. La giornata è stata introdotta dall’assessore ai beni e attività culturali della Regione e dalla sovrintendente archivistica, che hanno ricordato come dopo l’accordo regionale del 2002 si sia avviato un tavolo tecnico per la realizzazione di un sistema informativo archivistico regionale in prospettiva dialogante con Siusa e Sias, affidato all’Università di Macerata, e come sia attualmente allo studio un accordo tra la Regione e la Conferenza episcopale per le Marche. Il seminario ha visto in apertura l’intervento di Maria Grazia Pastura della Direzione generale per gli archivi sul Sistema informativo delle Soprintendenze Archivistiche (Siusa). È stata ripercorsa la storia di questo progetto, debitore di Anagrafe e della Guida generale per gli Archivi entrambi promossi dalla Direzione generale. Siusa nasce come progetto condiviso che supera la rigidità di Anagrafe e la commistione di gestionale e descrittivo, realizzando un sistema basato sull’idea delle descrizioni separate e connesse e sulla possibilità di accogliere altri sistemi tematici e territoriali - con banche dati separate e spesso condotti d’intesa con altre istituzioni - come Ecclesiae Venetae e il Censimento degli archivi del Sant’Uffizio. Peculiare dell’esperienza è stato il lavoro per gruppi di studio. Conclusa la prima fase del progetto, in cui si sono testati i risultati raggiunti, si ritiene soddisfacente la scheda Complesso archivistico, mentre si prospettano modifiche e migliorie alla scheda Soggetto produttore, con la proposta di introduzione di un albero analogo a quello in uso per i complessi archivistici, e alla scheda Soggetto produttore, con una modifica delle liste dei complessi sul modello di quelle dei progetti tematici come il già citato Ecclesiae Venetae; ancora si ritiene da sviluppare i Profili istituzionali per correggerne l’appiattimento attuale. Si sono succeduti poi gli interventi di Euride Fregni della Soprintendenza archivistica per l’Emilia Romagna, centrato sulla descrizione dei complessi archivistici e in particolare della scheda Stato civile (soggetto frammisto tra Comune e Stato); di Antonella Mulè della Direzione generale per gli archivi sulle intestazioni di autorità e il problema delle intestazioni multiple; di Federico Valacchi dell’Università degli studi di Macerata sulle reti regionali, sottolineando l’importanza fondamentale di sw omogenei per la fattibilità di sistemi di relazione tra diversi sistemi informativi (locali, regionali, nazionale), cui attribuire gradi di analiticità descrittiva diversi e tra loro complementari. Nel pomeriggio Paola Carucci, direttore dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, ha sottolineato come la realizzazione di sistemi informativi sempre più articolati e complessi non debba far perdere il confronto costante con la documentazione e soprattutto come tali strumenti debbano essere pensati sempre per gli utenti e non diventare strumenti per soli addetti ai lavori. Maria Emanuela Marinelli e Alexandra Kolega della Soprintendenza archivistica per il Lazio hanno ripercorso l’esperienza regionale da Anagrafe a Siusa, illustrando i diversi progetti condotti negli ultimi decenni; Domenico Quartieri per la Regione Lombardia ha illustrato la realtà locale, caratterizzata da una forte presenza della Regione d’intesa con la Soprintendenza archivistica, mentre Monica Grossi dell’Università degli studi di Urbino ha descritto l’offerta formativa marchigiana.
Nella prestigiosa Collana di studi della Biblioteca Nazionale Marciana è stato recentemente pubblicato il volume «Cose nuove e cose antiche». Scritti per monsignor Antonio Niero e don Bruno Bertoli, a cura di Francesca Cavazzana Romanelli, Maria Leonardi, Stefania Rossi Minutelli. Si tratta di una raccolta di saggi nei settori dell’esegesi biblica, della storia della Chiesa, della storia dell’arte, offerti da amici ed estimatori ai due sacerdoti veneziani, dei quali è stata pure pubblicata la bibliografia integrale. Fra i vari saggi due in particolare possono interessare gli studi di archivistica: quello di Ermanno Orlando dal titolo Tribunali di Curia, procesi matrimoniali e sedimentazione documentaria. Casi veneziani dai secoli XIII-XIV, e quello di Francesca Cavazzana Romanelli su «Ad successorum memoriam et commodum plebis». Parroci e scritture d’archivio nell’età del Concilio di Trento: echi veneziani».

 

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