inventari in rete
Dal mese di settembre 2006 il sistema informativo archivistico Ecclesiae
Venetae si è arricchito di nuove, consistenti integrazioni,
proseguendo nel contempo le revisioni e gli adeguamenti delle banche dati.
D’intesa fra la Direzione generale per gli archivi, la Regione del
Veneto e le Curie vescovili interessate, e grazie al contributo tecnico di
Signum – Centro di ricerche informatiche per le discipline umanistiche
della Scuola normale superiore di Pisa, si è potuto infatti completare
il riversamento in rete nel contesto del Sistema Informativo Unificato delle
Soprintendenze Archivistiche (SIUSA) dell’intero complesso di censimenti
e inventari delle sei diocesi attualmente facenti parte del progetto. Sono
ora disponibili, dopo quelli di Venezia, Padova e Vicenza, anche i dati fino
al livello di scheda unità e sottounità delle diocesi di Verona,
Treviso e Vittorio Veneto.
Al sistema informativo Ecclesiae Venetae si può accedere da
una pagina di presentazione unitaria (siusa.signum.sns.it/p_ev.html),
da cui transitare ai singoli sistemi diocesani.
progetti di inventariazione
Grazie al sostegno della Gladys Krieble Delmas Foundation, pervenuto tramite
il comitato americano Save Venice Inc., è in fase di realizzazione
un organico progetto di salvaguardia, ordinamento e inventariazione dell’archivio
parrocchiale di Santa Maria Assunta di Torcello, ancora custodito presso
l’antica basilica lagunare.
È inoltre previsto l’avvio, con il contributo della Regione
del Veneto, di nuovi lavori di inventariazione riguardanti gli archivi storici
delle parrocchie di San Pietro di Trivignano e di San Lorenzo di Mestre, alcuni
fondi delle nove Congregazioni del clero e l’archivio dell’Opera
dei Congressi e altri fondi minori conservati presso il Seminario patriarcale;
l’attività di inventariazione prosegue pure per l’archivio
di don Germano Pattaro.
Una volta portate a termine le attività di descrizione, i dati saranno
riversati, assieme a quelli che si vanno parallelamente elaborando nelle diocesi
di Padova e Vicenza, nel sistema in rete di Ecclesiae Venetae.
attività culturali e didattiche
Numerosi i seminari di studio per docenti e studenti ospitati dall’Archivio
patriarcale negli ultimi mesi, con la guida e le presentazioni di Manuela
Barausse, Laura Levantino e Davide Trivellato.
Incontri si sono avuti il 19 ottobre 2006 con il corso di Storia delle
Chiese in età moderna e contemporanea dell’Università di
Venezia tenuto da Giovanni Vian e il 23 novembre con gli studenti di Diplomatica, antichità e
istituzioni medievali e Esegesi delle fonti della storia medievale dello
stesso ateneo accompagnati dai docenti Marco Pozza e Anna Maria Rapetti.
Continua la collaborazione, avviata negli anni precedenti, con il
Liceo diocesano della Fondazione Giovanni Paolo I (indirizzo “Civiltà d’Oriente
e d’Occidente”, corso “Beni archivistici e librari”):
il ciclo di seminari, previsto per i primi mesi del 2007, affronterà con
la classe IV ginnasio il tema dell’infanzia a Venezia nell’Ottocento
tramite letture, analisi e confronto di fonti documentarie, iconografiche
e letterarie. Sempre in quest’ambito l’Archivio patriarcale ha
partecipato il 2 dicembre all’iniziativa portAscuola,
occasione in cui Davide Trivellato ha illustrato a genitori e alunni la storia
dell’Archivio patriarcale e le sue attività nell’ambito
della tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio documentario della
Chiesa di Venezia.
acquisizioni di materiale librario e documentario e altre donazioni
Don Bruno Bertoli, che per lunghi anni ha ricoperto il ruolo di direttore
dell’Archivio patriarcale guidandolo con lungimiranza nell’avvio
e nella conduzione dei progetti culturali e di inventariazione, ha destinato
alla Biblioteca dell’Istituto un centinaio di volumi particolarmente
apprezzati in quanto relativi prevalentemente alla storia della Chiesa veneziana.
Mons. Fausto Bonini, oggi arciprete del Duomo di San Lorenzo di Mestre
e delegato patriarcale per la Terraferma, in anni passati assistente della
Fuci e animatore di movimenti e centri di pastorale giovanile e universitaria,
ha fatto pervenire all’Archivio patriarcale alcuni importanti fondi
che egli stesso aveva conservato. Si tratta delle carte relative alla stessa
Fuci degli anni Sessanta e Settanta, al Centro di pastorale universitaria
di San Trovaso fino agli anni Ottanta, ai Gruppi studenti medi per il periodo
1958-1974: dinamica esperienza formativa di gruppi di studio che in quel periodo
coinvolse un gran numero di studenti di scuole superiori della città e
nella quale furono attivi non pochi giovani tutt’oggi impegnati nelle
istituzioni pubbliche e culturali della città.
Nel corso dell’ultimo semestre sono inoltre pervenuti da più parti
all’Archivio patriarcale contributi che sottolineano l’interesse
e la sollecitudine con cui dall’interno della Chiesa di Venezia e dal
mondo degli studiosi, anche stranieri, si seguono le attività scientifiche,
il lavoro archivistico e la vita stessa dell’Istituto. In particolare
Debra e Joseph Pincus, attraverso il comitato americano Save Venice Inc.,
hanno effettuato una generosa elargizione per l’acquisto di libri da
destinarsi alla Biblioteca; Marion Leathers Kuntz ha voluto cordialmente contribuire
alle molteplici iniziative culturali e di salvaguardia dei beni archivistici
della Chiesa veneziana.
cronache e recensioni
Fra settembre e ottobre 2006 si sono svolti due importanti incontri di studio
di grande interesse, nei loro risvolti scientifici e operativi, anche per
le attività in corso presso l’Archivio storico del Patriarcato
di Venezia.
Il 29 settembre 2006 si è tenuta ad Asolo presso il teatro Duse la
giornata di studio Conservare il digitale. Un confronto internazionale,
in occasione della presentazione del nuovo archivio unico e del deposito digitale
clinico dell’U.L.S.S. n. 8 a Caerano San Marco. In questo nuovo edificio – come è stato
illustrato dai responsabili del progetto – sono stati riuniti gli archivi,
prima dispersi in 27 sedi nel territorio, degli ospedali di Castelfranco Veneto,
Montebelluna e di quelli soppressi di Asolo, Crespano del Grappa, Pederobba
e Valdobiadene, costituendo nel contempo un deposito digitale clinico di oltre
120.000 cartelle, schedate secondo gli standard dell’archiviazione sostitutiva
e disponibili in rete per tutti gli operatori. A partire da tali realizzazioni
il convegno ha costituito l’occasione per una più ampia e articolata
discussione e riflessione sulla conservazione in e del digitale,
che ha visto confrontarsi archivisti di diversa formazione ed esperienze,
bibliotecari, rappresentanti di enti pubblici e locali, di organizzazioni
internazionali e informatici. Paola Carucci, direttore dell’Archivio
storico della Presidenza della Repubblica, si è soffermata in particolare
sulle problematiche derivanti da questo tipo di documentazione, sottolineando
la necessità di studiare nuovamente il rapporto forma-contenuto, lo
scarto, il significato di copia autentica, la difficoltà di conciliare
il diritto alla consultazione con i doveri di tutela della riservatezza derivanti
dalla creazione di banche dati nazionali; in particolare ha ricordato la vaghezza
normativa in questa materia, tematica quest’ultima ripresa nel suo intervento
da Micaela Procaccia della Direzione generale per gli archivi. Mariella Guercio
dell’Università di Urbino ha rivolto l’attenzione alle
procedure per la corretta produzione e conservazione della documentazione
digitale, riflettendo quindi su formati durevoli, organizzazione documentaria,
cicli di vita, ma soprattutto infrastrutture e reti di strutture per la conservazione.
Luciana Duranti della British Columbia – Canada si è invece concentrata
su collaborazione internazionale e multidisciplinarietà della materia
sollevando il problema della custodia, per concludere con una panoramica sui
progetti internazionali in corso (Cedars, Interpares 1 e 2, David, Casper,
Planets …). Nella seconda parte della mattinata e nella prima del pomeriggio
sono state presentate esperienze di tutela e conservazione. Dalle nuove procedure
adottate dalla Banca mondiale dopo il maremoto in Asia del 2004, all’esperienza
della Biblioteca Vaticana e della Biblioteca di Francoforte, fino a quelle
in Australia e in Israele. Si è chiuso poi con la presentazione dei
progetti dell’U.L.S.S. di Asolo, della provincia di Bologna, della camera
di commercio di Pesaro-Urbino, del Cnipa sugli archivi dello stato civile
e della diocesi di Roma. Le diverse relazioni hanno, a titolo e con prospettive
differenti, evidenziato problematiche comuni. Con quali modalità i
documenti che nascono in digitale si possono conservare con le identiche caratteristiche
che avevano quando sono stati creati? Quanta speranza di sopravvivere ha la
nostra conoscenza “affidata ai bit” se non viene continuamente “riaperta
e risalvata”, specie nel confronto con la documentazione tradizionale?
Quale rapporto potrà esistere tra sistemi e software di conservazione
proprietari e quelli aperti affinché sia garantita nel futuro la loro
continua implementazione? Quali sono i luoghi fisici ottimali per la conservazione
digitale? Come conservare e gestire i “metadati” e quale dovranno
essere i parametri etici del “custode digitale”? Durante il confronto
sono emersi alcuni punti fermi. La conservazione nel lungo periodo del digitale
ha oggi un rilievo di primo piano sotto un profilo scientifico, giuridico,
tecnologico, gestionale. Riguarda direttamente numerosi settori: cultura,
storia, cittadinanza, pubblica amministrazione, giustizia, arte, economia,
produzione, ricerca, privacy, sicurezza. È una problematica globale
e generalizzata strettamente legata ad una vasta serie di aspetti: diritto
d’autore, certificazione del contenuto, certificazione dell’originale,
certificazione dell’autore, concetto di originale, reperibilità nel
tempo, accessibilità nel formato originario, creazione e conservazione
di annotazioni, meta-dati a corredo, “tracciabilità” storica
degli accessi e degli utilizzi. Richiede un approccio a livello sistemico
guidato dalle specifiche necessità e bisogni dell’utenza non
solo attuale ma anche, per quanto possibile, futura. La problematica deve
essere affrontata fin dall’inizio del ciclo vitale dell’oggetto
digitale; non devono essere trascurate le varie implicazioni economiche sia
legate alle risorse necessarie alla conservazione sia alla diversa percezione
del valore di determinati beni; soprattutto non ammette una soluzione unica
bensì una vasta gamma di azioni, scalabili, tra l’altro, in funzione
della tipologia del dato e del contesto, del periodo di tempo d’archiviazione
e delle risorse disponibili. A supporto delle possibili soluzioni devono essere
diffuse buone pratiche su base internazionale con conseguente ricerca e studio
degli interventi già realizzati in vari settori degli enti governativi,
regionali e locali, delle imprese, delle banche, delle università,
delle aziende sanitarie, degli enti culturali. Risulta giustificata la costituzione
di una rete di collaborazione internazionale aperta a tutti; appare utile
la ricerca di potenziali sinergie con altri soggetti interessati a vario titolo
a questa problematica; è necessaria l’organizzazione di gruppi
di lavoro dedicati a temi specifici.
Il 26 ottobre si è tenuto ad Ancona presso la sede della Regione Marche
un seminario di studio su Patrimonio archivistico non statale e sistema
descrittivo organizzato dalla Soprintendenza archivistica e dalla Regione
Marche e dalle Università di Urbino e Macerata. La giornata è stata
introdotta dall’assessore ai beni e attività culturali della
Regione e dalla sovrintendente archivistica, che hanno ricordato come dopo
l’accordo regionale del 2002 si sia avviato un tavolo tecnico per la
realizzazione di un sistema informativo archivistico regionale in prospettiva
dialogante con Siusa e Sias, affidato all’Università di Macerata,
e come sia attualmente allo studio un accordo tra la Regione e la Conferenza
episcopale per le Marche. Il seminario ha visto in apertura l’intervento
di Maria Grazia Pastura della Direzione generale per gli archivi sul Sistema
informativo delle Soprintendenze Archivistiche (Siusa). È stata ripercorsa
la storia di questo progetto, debitore di Anagrafe e della Guida generale
per gli Archivi entrambi promossi dalla Direzione generale. Siusa nasce come
progetto condiviso che supera la rigidità di Anagrafe e la commistione
di gestionale e descrittivo, realizzando un sistema basato sull’idea
delle descrizioni separate e connesse e sulla possibilità di accogliere
altri sistemi tematici e territoriali - con banche dati separate e spesso
condotti d’intesa con altre istituzioni - come Ecclesiae Venetae e
il Censimento degli archivi del Sant’Uffizio. Peculiare dell’esperienza è stato
il lavoro per gruppi di studio. Conclusa la prima fase del progetto, in cui
si sono testati i risultati raggiunti, si ritiene soddisfacente la scheda Complesso
archivistico, mentre si prospettano modifiche e migliorie alla scheda Soggetto
produttore, con la proposta di introduzione di un albero analogo a quello
in uso per i complessi archivistici, e alla scheda Soggetto produttore,
con una modifica delle liste dei complessi sul modello di quelle dei progetti
tematici come il già citato Ecclesiae Venetae; ancora si ritiene
da sviluppare i Profili istituzionali per correggerne l’appiattimento
attuale. Si sono succeduti poi gli interventi di Euride Fregni della Soprintendenza
archivistica per l’Emilia Romagna, centrato sulla descrizione dei complessi
archivistici e in particolare della scheda Stato civile (soggetto
frammisto tra Comune e Stato); di Antonella Mulè della Direzione generale
per gli archivi sulle intestazioni di autorità e il problema delle
intestazioni multiple; di Federico Valacchi dell’Università degli
studi di Macerata sulle reti regionali, sottolineando l’importanza fondamentale
di sw omogenei per la fattibilità di sistemi di relazione
tra diversi sistemi informativi (locali, regionali, nazionale), cui attribuire
gradi di analiticità descrittiva diversi e tra loro complementari.
Nel pomeriggio Paola Carucci, direttore dell’Archivio storico della
Presidenza della Repubblica, ha sottolineato come la realizzazione di sistemi
informativi sempre più articolati e complessi non debba far perdere
il confronto costante con la documentazione e soprattutto come tali strumenti
debbano essere pensati sempre per gli utenti e non diventare strumenti per
soli addetti ai lavori. Maria Emanuela Marinelli e Alexandra Kolega della
Soprintendenza archivistica per il Lazio hanno ripercorso l’esperienza
regionale da Anagrafe a Siusa, illustrando i diversi progetti condotti negli
ultimi decenni; Domenico Quartieri per la Regione Lombardia ha illustrato
la realtà locale, caratterizzata da una forte presenza della Regione
d’intesa con la Soprintendenza archivistica, mentre Monica Grossi dell’Università degli
studi di Urbino ha descritto l’offerta formativa marchigiana.
Nella prestigiosa Collana di studi della Biblioteca Nazionale Marciana è stato
recentemente pubblicato il volume «Cose nuove e cose antiche».
Scritti per monsignor Antonio Niero e don Bruno Bertoli, a cura di Francesca
Cavazzana Romanelli, Maria Leonardi, Stefania Rossi Minutelli. Si
tratta di una raccolta di saggi nei settori dell’esegesi biblica, della
storia della Chiesa, della storia dell’arte, offerti da amici ed estimatori
ai due sacerdoti veneziani, dei quali è stata pure pubblicata la bibliografia
integrale. Fra i vari saggi due in particolare possono interessare
gli studi di archivistica: quello di Ermanno Orlando dal titolo Tribunali
di Curia, procesi matrimoniali e sedimentazione documentaria. Casi
veneziani dai secoli XIII-XIV, e quello di Francesca Cavazzana Romanelli
su «Ad
successorum memoriam et commodum plebis». Parroci e scritture d’archivio
nell’età del Concilio di Trento: echi veneziani».