notiziario 11 - giugno 2007

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inventari in rete

Si è concluso nel mese di giugno un nuovo consistente riversamento nel Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche (S.I.U.S.A.) di censimenti e inventari del progetto “Ecclesiae Venetae”, che dal 2006 vede disponibili nella rete gli strumenti di ricerca a tutt’oggi  compilati negli archivi delle sei diocesi del Veneto di Venezia, Padova, Verona, Treviso, Vittorio Veneto (http://siusa.archivi.beniculturali.it/ev/).
Per le banche dati della diocesi di Venezia, di recente allineate anche redazionalmente ai criteri del sistema nazionale (http://siusa.archivi.beniculturali.it/ev_venezia/), sono ora consultabili in rete un buon numero degli inventari dei pregiati archivi conservati presso il Seminario patriarcale, alcuni rivisti e aggiornati, altri presentati ex novo. Così il grappolo di fondi del Seminario stesso (Archivio antico e altri minori coevi, Archivio amministrativo, Archivio scolastico -  Scuola elementare, Ginnasio, Studio filosofico, Studio teologico -, Osservatorio meteorologico e geodinamico); così gli archivi presso il Seminario conservati quali quelli del Circolo della gioventù cattolica di San Francesco di Sales o le carte professionali di Giovanni Battista Paganuzzi, di fondamentale importanza per la storia del movimento cattolico come il fondo stesso dell’Opera dei congressi, in corso di accurata descrizione e anch’esso di prossimo inserimento nella rete.
Una nuova presentazione in rete anche per l’archivio dell’Azione cattolica diocesana di Venezia e per alcuni fondi di associazioni e movimenti collegati  (A.C.L.I., A.I.M.C., U.C.I.I.M.).
Aggiornamenti e integrazioni pure per gli inventari delle parrocchie di San Marco e di San Giovanni Battista in Bragora già presenti nel sistema, ma ora revisionati con modifiche inerenti sia la struttura dei fondi che l’adeguamento dei dati.
Procedono in parallelo nuove inventariazioni – anch’esse disponibili in rete - degli archivi storici della diocesi di Padova, che si arricchiscono della schedatura analitica degli oltre 300 volumi della serie “Scritture del vescovado” del fondo della Mensa vescovile.
La banca dati della diocesi di Vicenza si accresce con gli inventari di numerosi archivi parrocchiali e con il completamento della descrizione della sezione moderna del Capitolo della cattedrale di Santa Maria Annunciata di Vicenza.
Sia per la diocesi di Venezia che per quella di Vicenza sono imminenti inoltre progressivi inserimenti di schede con i profili storico istituzionali dei cosiddetti “soggetti produttori” dei fondi: fra i più rilevanti storiograficamente quelli delle parrocchie e delle scuole “piccole”. Ma il sistema dovrebbe arricchirsi quanto prima anche di alcuni profili generali di istituzioni e di talune tipologie documentarie a carattere ecclesiastico, da utilizzarsi in collegamento e a sussidio di molteplici descrizioni archivistiche.

attività culturali e didattiche

Numerosi i seminari di studio per docenti e studenti ospitati dall’Archivio patriarcale negli ultimi mesi, con la guida e le presentazioni di Manuela Barausse, Laura Levantino, Davide Trivellato.
Incontri si sono avuti fra gli altri con gli studenti di Storia di Venezia nel Medioevo e di Diplomatica dell’Università di Venezia accompagnati dal professor Marco Pozza, con gli studenti di Esegesi delle fonti per la storia dell'arte, sempre dell’Università di Venezia, docente Michela Agazzi; mentre è continuata la collaborazione avviata negli anni precedenti con il Liceo diocesano della Fondazione Giovanni Paolo I (indirizzo “Civiltà d’Oriente e d’Occidente”, corso “Beni archivistici e librari”). Il ciclo di seminari per la IV ginnasio ha riguardato il tema dell’infanzia a Venezia nell’Ottocento tramite letture, analisi e confronto di fonti documentarie, iconografiche e letterarie, sulla traccia del sussidio elaborato dall’Archivio patriarcale e da un gruppo di insegnanti, consultabile alle pagine http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/quadernodidattica/. L’Archivio ha inoltre collaborato con il Liceo nella predisposizione di una mostra sull’iconografia del leone di San Marco allestita, d’intesa con il Polo museale veneziano, presso la Galleria Franchetti alla Ca’ d’oro.

Il nuovo sito dell’Archivio Patriarcale

Il sito, strumento di presentazione e di trasparenza

Un nuovo indirizzo per il sito dell’Archivio patriarcale di Venezia (www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it), ma anche nuovi contenuti, rinnovata distribuzione delle informazioni, nuova tecnologia: in adeguamento alle normative internazionali e alle linee guida del progetto Minerva.
Attento al dibattito sugli standard di qualità per i siti web culturali, cui in questi anni l’Archivio patriarcale ha contribuito anche con il convegno “Siti web per la cultura. Esperienze e modelli” organizzato nell’aprile 2004 in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia e l’Unesco Venice Office. Regional bureau for science in Europe (ROSTE), l’Istituto ha precocemente affrontato le problematiche relative alla qualità della propria autorappresentazione per i cosiddetti “utenti remoti”. All’obiettivo dell’accessibilità e della qualità grafica della pagine, come impegno a rendere “trasparente” l’identità dell’Archivio patriarcale, le sue attività e la sua missione si è affiancato l’impegno per la manifestazione delle scelte tecnico-scientifiche adottate, specie per quanto riguarda la descrizione archivistica e la sua restituzione nella rete. Si sono così rese disponibili, in pagine a ciò dedicate, complesse banche dati archivistiche (accedendo con il progetto “Ecclesiae Venetae” al sistema S.I.U.S.A.) e bibliografiche (con uscite verso SBN e il Sistema bibliotecario del Comune di Venezia: http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/antichebiblioteche/). Sono stati in aggiunta inseriti nel sito alcuni sussidi in forma di e-book ipertestuali (http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/solocarte/; http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/quadernodidattica/).
Dal punto di vista delle funzioni e dell'impostazione del sito, il cui progetto grafico è stato curato da Sergio Brugiolo,  quasi nulla è cambiato, ma il codice che sta sotto alle pagine è stato integralmente riscritto rendendolo più razionale e rispondente fra l’altro alle regole internazionali per il funzionamento e l'accessibilità dei siti web. In conseguenza di questa riorganizzazione, alla quale ha lavorato Marco Spezzamonte, il sito è diventato anche più leggero e più veloce da caricare. Ora tutte le pagine (in particolare i menu e la mappa del sito) contengono le informazioni necessarie per consentirne l'uso anche a persone con disabilità fisiche di diverso tipo e a chi dispone di strumenti hardware e software limitati.

Qualche nota tecnica

Superata l’impostazione caratterizzata dall’uso di frame, oggi sconsigliati, le informazioni relative all’aspetto (quali impostazione grafica delle pagine, formattazione dei caratteri e simili) sono state separate dai contenuti, utilizzando pagine scritte seguendo lo standard XHTML 1.0 strict e fogli di stile conformi allo standard CSS 2.1; sia le pagine che i fogli di stile vengono validati dal World Wide Web Consortium (W3C). Si è puntato inoltre ad ottenere una indicizzazione più corretta da parte dei motori di ricerca. Anche i menu e la mappa del sito sono stati ricreati utilizzando esclusivamente elementi testuali, secondo le indicazioni delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.0.; questo sia per garantire l’accessibilità dei contenuti sia per rendere più agevoli i futuri aggiornamenti.
Il funzionamento delle pagine e l’aspetto grafico sono stati verificati usando i principali browser in tutte le versioni degli ultimi anni, sia per sistemi operativi Windows che Macintosh che Linux: Internet Explorer versioni da 6.0 a 7.0, Firefox da 1.5 a 2.0, Opera da 8.5 a 9.2, Netscape da 8.1 a 9.0, Safari 2, Konqueror 3.5...
Il sito è diventato anche più veloce da caricare: in particolare i file con i testi sono passati da 120 a 70, e da 520 kb a 160 kb (meno di un terzo). Qualche altro numero: si è passati da un totale di 300 file (con 175 immagini) a 130 file (con 49 immagini).

cronache e recensioni

Archivi diocesani a stampa e nella rete. Esperienze pugliesi

Sempre vivace e attivo, sulla scorta di una pluriennale tradizione,  l’impegno della Soprintendenza archivistica per la Puglia a proposito degli archivi ecclesiastici. È uscito in questi mesi l'accurato Inventario dei fondi dell’Archivio storico della diocesi di Castellaneta (Curia vescovile e monasteri, in due tomi: a cura di Carlo dell’Aquila e Francesco Antonio Bernardi, saggi introduttivi di Cosimo Damiano Fonseca e Domenica Porcaro Massafra, inventari di Francesco A. Bernardi, Adriana Bucci Morichi, Ester Trotta), pubblicato nella duplice collocazione di collana quale Quaderno n. 10 della SAP e come volume n. 3 della serie “Castellanetensis Ecclesia Itinera Temporum”. Un segno, questa collaborazione editoriale e culturale fra istituzioni statali ed ecclesiastiche, che costituisce la cifra di felici sinergie, non solo pugliesi, di approccio al patrimonio archivistico ecclesiastico: certamente incardinato nella storia delle chiese italiane, ma sicuramente anche – come ricordano autorevoli pronunciamenti pontifici – “patrimonio dell’umanità”. L’inventario è il risultato dei lavori di ordinamento e inventariazione coordinati e diretti dalla Soprintendenza Archivistica per la Puglia e sostenuti dalla Diocesi di Castellaneta e dalla Direzione Generale degli Archivi  nell'ambito delle Intese concordatarie.
Altrettanto interessante la disponibilità, questa volta sulla rete, dei censimenti di tre archivi diocesani pugliesi in attuazione di un progetto realizzato, nell'ambito dell'Accordo di programma quadro Stato - Regione Puglia: Bari - Bitonto, Molfetta - Giovinazzo - Ruvo - Terlizzi e  Otranto (http://www.archivabarenbutuntin.it/; http://www.archivamelphicten.it/; http://www.actahydruntina.it/).
Strumenti di ricerca realizzati in precedenza sono stati riversati in ambiente Cei-Ar (il software utilizzato per la gestione archivistica dalla Conferenza episcopale italiana e concesso in uso alle tre diocesi) integrandoli con nuove catalogazioni appositamente effettuate secondo un’architettura di sistema che consente la navigazione fra informazioni relative a istituti conservatori (molto suggestive le immagini fotografiche delle chiese pugliesi che accompagnano le schede), soggetti produttori e complessi archivistici.
Fra gli aspetti culturalmente più innovativi del progetto, che tuttavia presenta il censimento dei fondi ancora in forma di pagine statiche, si segnalano almeno due caratteristiche. La prima riguarda la previsione di collegamenti non solo verso il sistema nazionale S.I.U.S.A., ma anche verso siti di interesse locale quali quelli dei Comuni di appartenenza delle parrocchie, in molti casi già attivi. Anche le fonti ecclesiastiche si inseriscono così, località per località, nel sistema corale di quelle “fonti vicine”, che tanto contribuiscono alla ricostruzione della storia delle donne e degli uomini di un territorio, sia nei suoi aspetti religiosi che civili.
Il secondo elemento di interesse riguarda la possibilità di prevedere, anche per progetti che aderiscono a sistemi nazionali o che ne utilizzano gli strumenti tecnologici, delle presentazioni di dati pure in una più circoscritta, ma a volte altrettanto significativa dimensione territoriale, come quella diocesana. Gli archivi ecclesiastici di una Chiesa locale, “luogo teologico” significativo e privilegiato, divengono in tal modo, nel loro affiancarsi, nel loro reciproco richiamarsi, nella fisionomia stessa della loro struttura e nel comporsi di serie, sottoserie, aggregazioni tra fondi, gli strumenti forti per un lavoro di lettura della storia stessa delle singole comunità ecclesiali. I sistemi informativi diocesani, dunque, come messa in forma parlante - edificante, talora anche controversa, in ogni caso illuminante - della memoria documentaria delle Chiese locali, come rappresentazione e figura delle loro vicende di fede, di peccato e di speranza.

“Archivi ecclesiastici nel territorio diocesano”:il nuovo numero di “Archiva Ecclesiae”

È uscito il numero 47-49 (2004-2006) di “Archiva Ecclesiae”, rivista dell’Associazione archivistica ecclesiastica, contenente gli atti del XXII convegno tenutosi a Roma – Sassone dal 13 al 16 settembre 2005 sul tema “Archivi ecclesiastici nel territorio diocesano”. Relazioni e interventi, aperti dalla relazione del compianto arcivescovo di Monreale S.E. mons. Cataldo Naro, hanno approfondito temi relativi agli archivi parrocchiali, agli archivi confraternali, a quelli di varie associazioni ecclesiali. La tavola rotonda conclusiva dedicata a “Progetti e forze emergenti” con comunicazioni di Emanuele Boaga, Gaetano Zito e Vittorio Sozzi responsabile del progetto culturale della CEI, ha visto anche un intervento di Francesca Cavazzana Romanelli su “Archivi ecclesiastici nel territorio diocesano: per un sistema informativo delle fonti”.

Il Veneto verso il Portale della Cultura Italiana

Lo scorso 18 maggio, nell’ambito delle iniziative per la IX settimana della Cultura, si è tenuto a Palazzo ducale a Venezia, promosso dal Ministero per i beni e le attività culturali, dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione Querini Stampalia, un incontro su Il Veneto verso il Portale della Cultura Italiana.
Il Ministero per i beni e le attività Culturali in collaborazione con Direzioni regionali, Soprintendenze e Regioni ha avviato infatti il progetto per la realizzazione del Portale della Cultura Italiana, che si prefigge l’obiettivo di comunicare attraverso un accesso unitario il patrimonio e le attività culturali italiane – dai beni culturali al territorio, dal cinema alla musica, al teatro – a utenti specializzati e non: studiosi, studenti, turisti, addetti alla tutela e alla valorizzazione.
L’iniziativa, come è stato ricordato dagli interventi della giornata, specie quelli di Antonia Pasqua Recchia Direttore generale per l’innovazione tecnologica e la promozione del MiBAC e di Rossella Caffo Direttore della Biblioteca di Storia Moderna e contemporanea del MiBAC, si inserisce nel quadro dei progetti europei che affrontano i problemi legati all’accesso digitale al patrimonio culturale: MINERVA sulla qualità dei siti web culturali e MICHAEL sul censimento e l’accesso ai dati delle collezioni digitali europee.
Il Portale, che presenta sia contenuti appositamente elaborati, sia altri provenienti da banche dati esterne,  ha tra i suoi obiettivi quelli di “far uscire dai cassetti” – così Rossella Caffo - il grande patrimonio di risorse digitali di tutti i tipi, talune anche di grande qualità, prodotte nel tempo dagli enti più diversi, di darne notizia, elaborando nel contempo ove possibile, mediante nessi e collegamenti flessibili tra le risorse, iniziative di integrazione e di interoperabilità di banche dati sorte talora entro sistemi “chiusi” e non comunicanti.
Il Portale si presenta quindi come un catalogo descrittivo, che indicizza i metadati delle singole risorse, rimandando poi alle risorse stesse. Queste rimangono quindi fisicamente in possesso dei fornitori, che si occupano della loro creazione, validazione, gestione e mantenimento.
Il progetto si articola in due segmenti: uno realizzato a livello centrale direttamente dalla Direzione generale per l’innovazione tecnologica e la promozione; uno affidato alle Direzioni Regionali del MiBAC che, in collaborazione con le rispettive amministrazioni regionali, hanno sviluppato altrettanti progetti regionali secondo la logica degli accordi di programma quadro e sulle basi delle linee guida predisposte dal centro.
Fra i vari interventi dell’incontro, occasione per presentare lo stato dei lavori in Regione, segnaliamo quello di Fausta Bressani della Direzione Beni culturali della Regione del Veneto, che ne ha ricordato l’impegno e la piena adesione al progetto e quello di Chiara Rabitti, direttore della Fondazione Querini Stampalia che svolge funzione di coordinamento per la diffusione e la realizzazione del Portale nel Veneto. È stata così illustrata la prima fase di sperimentazione a livello locale del progetto, con una rilevazione della situazione dei siti web degli Istituti di cultura facenti parte della Pubblica amministrazione al fine di selezionarne alcuni su cui effettuare i test di adeguamento agli standard di qualità e accessibilità previsti dal progetto nazionale. Daria Greco ha successivamente descritto le attività di censimento delle risorse digitali venete e la loro catalogazione nel database MICHAEL, che ha interessato sino ad oggi oltre 300 collezioni digitali.
Sono quindi seguite presentazioni di casi di studio e di esperienze di lavoro specifiche: dalla Biblioteca Nazionale Marciana (Maurizio Vittoria) alla Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Venezia e della Laguna (Ferdinando Rizzardo), dalla stessa Fondazione Querini Stamplia (Alvise Rabitti) all’Archivio storico della Biennale (Giovanna Pasini).
Gli interventi conclusivi, e in qualche modo ricapitolativi del progetto, dello stato della sua realizzazione e delle prospettive future, tenuti da Antonia Pasqua Recchia e Rossella Caffo, hanno sottolineato lo stadio avanzato raggiunto nel Veneto dal progetto, il cui modello logico è oramai definito e del quale è in fase di collaudo la piattaforma tecnologica.
Fra i temi degli interventi conclusivi ripresi e sottolineati dal dibattito, quelli relativi ai criteri di selezione dei progetti (è parso infatti insufficiente e di fatto deviante il criterio relativo ai progetti finanziati dalle regioni, nella fattispecie dalla Regione del Veneto), quello della sede della gestione e della verifica dell’interoperabilità (nazionale o locale? e a quale scala?), quello del valore strategico e culturale del progetto, cui si chiede di essere non tanto e solo un’occasione di accumulo quantitativo di dati, ma di aprirsi a vere e proprie dimensioni culturali: dimensioni cui si può accedere quando l’interoperabilità dei dati, specie di quelli afferenti a diverse tipologie di beni, non è solo un fatto tecnologico ma si apre a dimensioni di storia delle collezioni, degli archivi, delle biblioteche. Una storia che è passata attraverso movimentazioni, viaggi, traversie, scomposizioni e ricomposizioni, e i cui echi possono essere oggi riproposti in una suggestione di risonanze che probabilmente solo una scala territorialmente e storicamente definita può assicurare, come testimonia ad esempio l’iniziativa “Venezia laboratorio di cultura” avviata da qualche tempo anche sul fronte di un progetto unitario di integrazione dei cataloghi di biblioteche, archivi e patrimonio artistico e architettonico della città.

 

Questo numero del notiziario è stato curato da Francesca Cavazzana Romanelli, Laura Levantino, Marco Spezzamonte.