inventari in rete
Si è concluso nel mese di giugno un nuovo consistente riversamento nel Sistema
Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche (S.I.U.S.A.) di censimenti
e inventari del progetto “Ecclesiae Venetae”, che dal 2006 vede disponibili
nella rete gli strumenti di ricerca a tutt’oggi compilati negli archivi delle
sei diocesi del Veneto di Venezia, Padova, Verona, Treviso, Vittorio Veneto
(http://siusa.archivi.beniculturali.it/ev/).
Per le banche dati della diocesi di Venezia, di recente allineate anche
redazionalmente ai criteri del sistema nazionale (http://siusa.archivi.beniculturali.it/ev_venezia/),
sono ora consultabili in rete un buon numero degli inventari dei pregiati
archivi conservati presso il Seminario patriarcale, alcuni rivisti e aggiornati,
altri presentati ex novo. Così il grappolo di fondi del Seminario stesso (Archivio
antico e altri minori coevi, Archivio amministrativo, Archivio scolastico
- Scuola elementare, Ginnasio, Studio filosofico, Studio teologico -, Osservatorio
meteorologico e geodinamico); così gli archivi presso il Seminario conservati
quali quelli del Circolo della gioventù cattolica di San Francesco di Sales
o le carte professionali di Giovanni Battista Paganuzzi, di fondamentale importanza
per la storia del movimento cattolico come il fondo stesso dell’Opera dei
congressi, in corso di accurata descrizione e anch’esso di prossimo inserimento
nella rete.
Una nuova presentazione in rete anche per l’archivio dell’Azione cattolica
diocesana di Venezia e per alcuni fondi di associazioni e movimenti collegati
(A.C.L.I., A.I.M.C., U.C.I.I.M.).
Aggiornamenti e integrazioni pure per gli inventari delle parrocchie
di San Marco e di San Giovanni Battista in Bragora già presenti nel
sistema, ma ora revisionati con modifiche inerenti sia la struttura dei fondi
che l’adeguamento dei dati.
Procedono in parallelo nuove inventariazioni – anch’esse disponibili
in rete - degli archivi storici della diocesi di Padova, che si arricchiscono
della schedatura analitica degli oltre 300 volumi della serie “Scritture
del vescovado” del fondo della Mensa vescovile.
La banca dati della diocesi di Vicenza si accresce con gli inventari
di numerosi archivi parrocchiali e con il completamento della descrizione
della sezione moderna del Capitolo della cattedrale di Santa Maria
Annunciata di Vicenza.
Sia per la diocesi di Venezia che per quella di Vicenza sono imminenti
inoltre progressivi inserimenti di schede con i profili storico istituzionali
dei cosiddetti “soggetti produttori” dei fondi: fra i più rilevanti
storiograficamente quelli delle parrocchie e delle scuole “piccole”. Ma il
sistema dovrebbe arricchirsi quanto prima anche di alcuni profili generali
di istituzioni e di talune tipologie documentarie a carattere ecclesiastico,
da utilizzarsi in collegamento e a sussidio di molteplici descrizioni archivistiche.
attività culturali e didattiche
Numerosi i seminari di studio per docenti e studenti ospitati dall’Archivio
patriarcale negli ultimi mesi, con la guida e le presentazioni di Manuela
Barausse, Laura Levantino, Davide Trivellato.
Incontri si sono avuti fra gli altri con gli studenti di Storia di Venezia
nel Medioevo e di Diplomatica dell’Università di Venezia accompagnati
dal professor Marco Pozza, con gli studenti di Esegesi delle fonti per
la storia dell'arte, sempre dell’Università di Venezia, docente Michela Agazzi;
mentre è continuata la collaborazione avviata negli anni precedenti
con il Liceo diocesano della Fondazione Giovanni Paolo I (indirizzo “Civiltà
d’Oriente e d’Occidente”, corso “Beni archivistici e librari”). Il ciclo di
seminari per la IV ginnasio ha riguardato il tema dell’infanzia a Venezia
nell’Ottocento tramite letture, analisi e confronto di fonti documentarie,
iconografiche e letterarie, sulla traccia del sussidio elaborato dall’Archivio
patriarcale e da un gruppo di insegnanti, consultabile alle pagine http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/quadernodidattica/.
L’Archivio ha inoltre collaborato con il Liceo nella predisposizione
di una mostra sull’iconografia del leone di San Marco allestita, d’intesa
con il Polo museale veneziano, presso la Galleria Franchetti alla Ca’ d’oro.
Il nuovo sito dell’Archivio Patriarcale
Il sito, strumento di presentazione e di trasparenza
Un nuovo indirizzo per il sito dell’Archivio patriarcale di Venezia (www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it),
ma anche nuovi contenuti, rinnovata distribuzione delle informazioni, nuova
tecnologia: in adeguamento alle normative internazionali e alle linee guida
del progetto Minerva.
Attento al dibattito sugli standard di qualità per i siti web culturali,
cui in questi anni l’Archivio patriarcale ha contribuito anche con il
convegno “Siti web per la cultura. Esperienze e modelli” organizzato
nell’aprile 2004 in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia
e l’Unesco Venice Office. Regional bureau for science in Europe (ROSTE),
l’Istituto ha precocemente affrontato le problematiche relative alla
qualità della propria autorappresentazione per i cosiddetti “utenti
remoti”. All’obiettivo dell’accessibilità e della qualità grafica della pagine,
come impegno a rendere “trasparente” l’identità dell’Archivio patriarcale,
le sue attività e la sua missione si è affiancato l’impegno per la manifestazione
delle scelte tecnico-scientifiche adottate, specie per quanto riguarda
la descrizione archivistica e la sua restituzione nella rete. Si sono così
rese disponibili, in pagine a ciò dedicate, complesse banche dati archivistiche
(accedendo con il progetto “Ecclesiae Venetae” al sistema S.I.U.S.A.)
e bibliografiche (con uscite verso SBN e il Sistema bibliotecario del Comune
di Venezia: http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/antichebiblioteche/).
Sono stati in aggiunta inseriti nel sito alcuni sussidi in forma di
e-book ipertestuali (http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/solocarte/; http://www.archiviostoricodelpatriarcatodivenezia.it/quadernodidattica/).
Dal punto di vista delle funzioni e dell'impostazione del sito, il cui
progetto grafico è stato curato da Sergio Brugiolo, quasi nulla è cambiato,
ma il codice che sta sotto alle pagine è stato integralmente riscritto
rendendolo più razionale e rispondente fra l’altro alle regole internazionali
per il funzionamento e l'accessibilità dei siti web. In conseguenza di questa
riorganizzazione, alla quale ha lavorato Marco Spezzamonte, il sito è diventato
anche più leggero e più veloce da caricare. Ora tutte le pagine (in particolare
i menu e la mappa del sito) contengono le informazioni necessarie per consentirne
l'uso anche a persone con disabilità fisiche di diverso tipo e a chi dispone
di strumenti hardware e software limitati.
Qualche nota tecnica
Superata l’impostazione caratterizzata dall’uso di frame, oggi sconsigliati,
le informazioni relative all’aspetto (quali impostazione grafica delle
pagine, formattazione dei caratteri e simili) sono state separate dai
contenuti, utilizzando pagine scritte seguendo lo standard XHTML 1.0 strict
e fogli di stile conformi allo standard CSS 2.1; sia le pagine che i fogli
di stile vengono validati dal World Wide Web Consortium (W3C). Si è puntato
inoltre ad ottenere una indicizzazione più corretta da parte dei motori di
ricerca. Anche i menu e la mappa del sito sono stati ricreati utilizzando
esclusivamente elementi testuali, secondo le indicazioni delle Web Content
Accessibility Guidelines (WCAG) 2.0.; questo sia per garantire l’accessibilità
dei contenuti sia per rendere più agevoli i futuri aggiornamenti.
Il funzionamento delle pagine e l’aspetto grafico sono stati verificati
usando i principali browser in tutte le versioni degli ultimi anni,
sia per sistemi operativi Windows che Macintosh che Linux: Internet
Explorer versioni da 6.0 a 7.0, Firefox da 1.5 a 2.0, Opera da 8.5 a
9.2, Netscape da 8.1 a 9.0, Safari 2, Konqueror 3.5...
Il sito è diventato anche più veloce da caricare: in particolare i file
con i testi sono passati da 120 a 70, e da 520 kb a 160 kb (meno di un terzo).
Qualche altro numero: si è passati da un totale di 300 file (con 175 immagini)
a 130 file (con 49 immagini).
cronache e recensioni
Archivi diocesani a stampa e nella rete. Esperienze pugliesi
Sempre vivace e attivo, sulla scorta di una pluriennale tradizione, l’impegno
della Soprintendenza archivistica per la Puglia a proposito degli archivi
ecclesiastici. È uscito in questi mesi l'accurato Inventario dei fondi
dell’Archivio storico della diocesi di Castellaneta (Curia vescovile
e monasteri, in due tomi: a cura di Carlo dell’Aquila e Francesco Antonio
Bernardi, saggi introduttivi di Cosimo Damiano Fonseca e Domenica Porcaro
Massafra, inventari di Francesco A. Bernardi, Adriana Bucci Morichi,
Ester Trotta), pubblicato nella duplice collocazione di collana quale Quaderno
n. 10 della SAP e come volume n. 3 della serie “Castellanetensis Ecclesia
Itinera Temporum”. Un segno, questa collaborazione editoriale e culturale
fra istituzioni statali ed ecclesiastiche, che costituisce la cifra
di felici sinergie, non solo pugliesi, di approccio al patrimonio archivistico
ecclesiastico: certamente incardinato nella storia delle chiese italiane,
ma sicuramente anche – come ricordano autorevoli pronunciamenti pontifici
– “patrimonio dell’umanità”. L’inventario è il risultato dei lavori
di ordinamento e inventariazione coordinati e diretti dalla Soprintendenza
Archivistica per la Puglia e sostenuti dalla Diocesi di Castellaneta e dalla
Direzione Generale degli Archivi nell'ambito
delle Intese concordatarie.
Altrettanto interessante la disponibilità, questa volta sulla rete,
dei censimenti di tre archivi diocesani pugliesi in attuazione di un
progetto realizzato, nell'ambito dell'Accordo di programma quadro Stato
- Regione Puglia: Bari - Bitonto, Molfetta - Giovinazzo - Ruvo - Terlizzi
e Otranto
(http://www.archivabarenbutuntin.it/; http://www.archivamelphicten.it/; http://www.actahydruntina.it/).
Strumenti di ricerca realizzati in precedenza sono stati riversati in
ambiente Cei-Ar (il software utilizzato per la gestione archivistica dalla
Conferenza episcopale italiana e concesso in uso alle tre diocesi) integrandoli
con nuove catalogazioni appositamente effettuate secondo un’architettura di
sistema che consente la navigazione fra informazioni relative a istituti conservatori
(molto suggestive le immagini fotografiche delle chiese pugliesi che accompagnano
le schede), soggetti produttori e complessi archivistici.
Fra gli aspetti culturalmente più innovativi del progetto, che tuttavia
presenta il censimento dei fondi ancora in forma di pagine statiche,
si segnalano almeno due caratteristiche. La prima riguarda la previsione di
collegamenti non solo verso il sistema nazionale S.I.U.S.A., ma anche verso
siti di interesse locale quali quelli dei Comuni di appartenenza delle parrocchie,
in molti casi già attivi. Anche le fonti ecclesiastiche si inseriscono così,
località per località, nel sistema corale di quelle “fonti vicine”, che tanto
contribuiscono alla ricostruzione della storia delle donne e degli uomini
di un territorio, sia nei suoi aspetti religiosi che civili.
Il secondo elemento di interesse riguarda la possibilità di prevedere,
anche per progetti che aderiscono a sistemi nazionali o che ne utilizzano
gli strumenti tecnologici, delle presentazioni di dati pure in una più
circoscritta, ma a volte altrettanto significativa dimensione territoriale,
come quella diocesana. Gli archivi ecclesiastici di una Chiesa locale, “luogo
teologico” significativo e privilegiato, divengono in tal modo, nel loro affiancarsi,
nel loro reciproco richiamarsi, nella fisionomia stessa della loro struttura
e nel comporsi di serie, sottoserie, aggregazioni tra fondi, gli strumenti
forti per un lavoro di lettura della storia stessa delle singole comunità
ecclesiali. I sistemi informativi diocesani, dunque, come messa in forma
parlante - edificante, talora anche controversa, in ogni caso illuminante
- della memoria documentaria delle Chiese locali, come rappresentazione e
figura delle loro vicende di fede, di peccato e di speranza.
“Archivi ecclesiastici nel territorio diocesano”:il nuovo numero di “Archiva Ecclesiae”
È uscito il numero 47-49 (2004-2006) di “Archiva Ecclesiae”, rivista dell’Associazione archivistica ecclesiastica, contenente gli atti del XXII convegno tenutosi a Roma – Sassone dal 13 al 16 settembre 2005 sul tema “Archivi ecclesiastici nel territorio diocesano”. Relazioni e interventi, aperti dalla relazione del compianto arcivescovo di Monreale S.E. mons. Cataldo Naro, hanno approfondito temi relativi agli archivi parrocchiali, agli archivi confraternali, a quelli di varie associazioni ecclesiali. La tavola rotonda conclusiva dedicata a “Progetti e forze emergenti” con comunicazioni di Emanuele Boaga, Gaetano Zito e Vittorio Sozzi responsabile del progetto culturale della CEI, ha visto anche un intervento di Francesca Cavazzana Romanelli su “Archivi ecclesiastici nel territorio diocesano: per un sistema informativo delle fonti”.
Il Veneto verso il Portale della Cultura Italiana
Lo scorso 18 maggio, nell’ambito delle iniziative per la IX settimana della
Cultura, si è tenuto a Palazzo ducale a Venezia, promosso dal Ministero
per i beni e le attività culturali, dalla Regione del Veneto e dalla
Fondazione Querini Stampalia, un incontro su Il Veneto verso il Portale
della Cultura Italiana.
Il Ministero per i beni e le attività Culturali in collaborazione con
Direzioni regionali, Soprintendenze e Regioni ha avviato infatti il progetto
per la realizzazione del Portale della Cultura Italiana, che si prefigge
l’obiettivo di comunicare attraverso un accesso unitario il patrimonio e le
attività culturali italiane – dai beni culturali al territorio, dal cinema
alla musica, al teatro – a utenti specializzati e non: studiosi, studenti,
turisti, addetti alla tutela e alla valorizzazione.
L’iniziativa, come è stato ricordato dagli interventi della giornata,
specie quelli di Antonia Pasqua Recchia Direttore generale per l’innovazione
tecnologica e la promozione del MiBAC e di Rossella Caffo Direttore della
Biblioteca di Storia Moderna e contemporanea del MiBAC, si inserisce nel quadro
dei progetti europei che affrontano i problemi legati all’accesso digitale
al patrimonio culturale: MINERVA sulla qualità dei siti web culturali e MICHAEL
sul censimento e l’accesso ai dati delle collezioni digitali europee.
Il Portale, che presenta sia contenuti appositamente elaborati, sia
altri provenienti da banche dati esterne, ha tra i suoi obiettivi quelli
di “far uscire dai cassetti” – così Rossella Caffo - il grande patrimonio
di risorse digitali di tutti i tipi, talune anche di grande qualità,
prodotte nel tempo dagli enti più diversi, di darne notizia, elaborando
nel contempo ove possibile, mediante nessi e collegamenti flessibili
tra le risorse, iniziative di integrazione e di interoperabilità di
banche dati sorte talora entro sistemi “chiusi” e non comunicanti.
Il Portale si presenta quindi come un catalogo descrittivo, che indicizza
i metadati delle singole risorse, rimandando poi alle risorse stesse. Queste
rimangono quindi fisicamente in possesso dei fornitori, che si occupano della
loro creazione, validazione, gestione e mantenimento.
Il progetto si articola in due segmenti: uno realizzato a livello centrale
direttamente dalla Direzione generale per l’innovazione tecnologica e la promozione;
uno affidato alle Direzioni Regionali del MiBAC che, in collaborazione con
le rispettive amministrazioni regionali, hanno sviluppato altrettanti progetti
regionali secondo la logica degli accordi di programma quadro e sulle basi
delle linee guida predisposte dal centro.
Fra i vari interventi dell’incontro, occasione per presentare lo stato
dei lavori in Regione, segnaliamo quello di Fausta Bressani della Direzione
Beni culturali della Regione del Veneto, che ne ha ricordato l’impegno
e la piena adesione al progetto e quello di Chiara Rabitti, direttore
della Fondazione Querini Stampalia che svolge funzione di coordinamento
per la diffusione e la realizzazione del Portale nel Veneto. È stata
così illustrata la prima fase di sperimentazione a livello locale del progetto,
con una rilevazione della situazione dei siti web degli Istituti di
cultura facenti parte della Pubblica amministrazione al fine di selezionarne
alcuni su cui effettuare i test di adeguamento agli standard di qualità e
accessibilità previsti dal progetto nazionale. Daria Greco ha successivamente
descritto le attività di censimento delle risorse digitali venete e la loro
catalogazione nel database MICHAEL, che ha interessato sino ad oggi oltre
300 collezioni digitali.
Sono quindi seguite presentazioni di casi di studio e di esperienze
di lavoro specifiche: dalla Biblioteca Nazionale Marciana (Maurizio Vittoria)
alla Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio
Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Venezia e della Laguna (Ferdinando
Rizzardo), dalla stessa Fondazione Querini Stamplia (Alvise Rabitti) all’Archivio
storico della Biennale (Giovanna Pasini).
Gli interventi conclusivi, e in qualche modo ricapitolativi del progetto,
dello stato della sua realizzazione e delle prospettive future, tenuti da
Antonia Pasqua Recchia e Rossella Caffo, hanno sottolineato lo stadio avanzato
raggiunto nel Veneto dal progetto, il cui modello logico è oramai definito
e del quale è in fase di collaudo la piattaforma tecnologica.
Fra i temi degli interventi conclusivi ripresi e sottolineati dal dibattito,
quelli relativi ai criteri di selezione dei progetti (è parso infatti
insufficiente e di fatto deviante il criterio relativo ai progetti finanziati
dalle regioni, nella fattispecie dalla Regione del Veneto), quello della
sede della gestione e della verifica dell’interoperabilità (nazionale
o locale? e a quale scala?), quello del valore strategico e culturale del
progetto, cui si chiede di essere non tanto e solo un’occasione di accumulo
quantitativo di dati, ma di aprirsi a vere e proprie dimensioni culturali:
dimensioni cui si può accedere quando l’interoperabilità dei dati, specie
di quelli afferenti a diverse tipologie di beni, non è solo un fatto tecnologico
ma si apre a dimensioni di storia delle collezioni, degli archivi, delle biblioteche.
Una storia che è passata attraverso movimentazioni, viaggi, traversie,
scomposizioni e ricomposizioni, e i cui echi possono essere oggi riproposti
in una suggestione di risonanze che probabilmente solo una scala territorialmente
e storicamente definita può assicurare, come testimonia ad esempio l’iniziativa
“Venezia laboratorio di cultura” avviata da qualche tempo anche sul
fronte di un progetto unitario di integrazione dei cataloghi di biblioteche,
archivi e patrimonio artistico e architettonico della città.
Questo numero del notiziario è stato curato da Francesca Cavazzana Romanelli, Laura Levantino, Marco Spezzamonte.