le fonti archivistiche
Curia, Sezione moderna, Patriarchi, Patriarca Mutti,
b. 2: circolare del patriarca Pietro Aurelio Mutti ai parroci della diocesi
di Venezia circa lo stato dei fanciulli meno abbienti (1853, 7 giugno)
La circolare indirizzata ai parroci della diocesi, in cui il patriarca Mutti chiede di redigere dei prospetti dove vengano specificati il nome, il cognome, la paternità e l’età dei «ragazzi della classe bassa del popolo», pone l’attenzione sulla penosa condizione sociale, economica e morale in cui si trovavano all’epoca molti fanciulli della città lagunare. La lettera del 7 giugno fa seguito a un carteggio intercorso il mese precedente tra il patriarca e il luogotenente veneto Toggenburg in cui si era discusso su quale fosse il modo migliore per porre un freno all’evidente degrado della gioventù veneziana meno abbiente.
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N. 92/p Pietro Aurelio Mutti, per divina misericordia patriarca di Venezia, ai dilettissimi suoi parrochi della città. Una delle piaghe, che va facendosi sempre più profonda nella morale della nostra città, pur troppo nota e che ognuno deplora, si è quella turba di ragazzi della classe bassa del popolo poco più che bilustri, i quali trascurati affatto dai loro genitori vivendo a mo’ di selvaggi sprecano il tempo ne’ campi e più di sovente ne’ trivi men frequentati od in qualche calle remota in giuochi, da cui ne conseguono risse, imprecazioni ed orrende bestemmie, oltre gli osceni discorsi ed altra immoralità. Ora avendo noi determinato di apportare rimedio a male sì grave, abbiamo bisogno della fedele cooperazione degli ottimi nostri parrochi, ai quali perciò ingiungiamo di produrci nel termine di giorni dieci dalla ricevuta della presente un elenco di tutti i ragazzi della loro parrocchia, che dai propri genitori, malgrado le ammonizioni ricevute dal rispettivo parroco, vengono lasciati vagare in abbandono come sopra, indicando in esso elenco oltre il nome, cognome e paternità, anche l’età del giovanetto, se sia incamminato a qualche professione, se esso o la famiglia siano sussidiati dalla pubblica beneficenza e quale provvedimento si crederebbe di adottare tanto individualmente per taluno dei detti ragazzi, come in generale per tutti allo scopo di togliere tanto grave disordine. Raccomandiamo inoltre che, ove nei trivi o calli d’una parrocchia sieno soliti aggirarsi dei ragazzi d’un’altra, il parroco del luogo debba avvertire il parroco a cui i detti fanciulli appartengono, affinché possa conoscerli e farsene carico nell’elenco sopracennato. Sicuri che, trattandosi di riparare a tanto gran male, il zelo dei nostri benemeriti parrochi corrisponderà all’aspettazione nostra, senza più impartiamo loro di cuore la pastorale nostra benedizione.
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