l’Istituto Manin
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Era un istituto di beneficenza fondato da Lodovico Manin, nobile veneziano, che
nel suo testamento del 1° ottobre 1802, destinò 55.000 ducati al mantenimento di
tanti ragazzi e ragazze poveri, che non potevano essere educati dalle famiglie. |
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L’Istituto maschile, che contava a metà Ottocento circa 300 ragazzi, in
seguito a un lascito di G.B. Sceriman fu trasferito in lista di Spagna e
affidato alla conduzione dei Somaschi, mentre le femmine furono trasferite a
San Sebastiano presso l’Istituto delle Figlie di San Giuseppe sotto la
direzione di Luigi Caburlotto. L’Istituto Manin, nella moderna sede, avviò
un’attività artigianale interna, evitando così il contatto con le botteghe
artigiane della città che generava spesso rischiose e poco controllabili
connessioni tra i ragazzi ed elementi estranei al collegio. L’istruzione
professionale di sarti, artigiani, fabbri e tornitori venne completata, dal
1867, con l’istituzione di un corso di “composizione” per le scuole
superiori maschili che avrebbe dovuto mettere in grado i giovani operai di
scrivere lettere, ricevute, preventivi, polizze, contratti e fatture, utili
per il loro futuro mestiere. Gli insegnamenti, comunque, venivano sempre
orientati e predisposti a mantenere l’educazione dei giovani abbandonati
circoscritta al ruolo sociale poco elevato che avrebbero occupato nel loro
futuro. Così anche l’istruzione nell’Istituto Manin femminile si limitò all’addestramento professionale dei più umili lavori domestici che permetteva di collocare le giovanette come serve e donne di casa. Più tardi, quando negli anni 80 dell’Ottocento, i programmi della scuola elementare dell’Istituto vennero unificati a quelli della scuola elementare comunale e gli insegnanti dovevano essere patentati, le ragazze del Manin continuarono a dedicarsi ai lavori di cucito e di ricamo, alla stireria e al semplice “leggere, scrivere e far di conto”. |
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